La polemica sul traliccio di colore rosso che sostiene i ripetitori di una nota compagnia telefonica posizionato da pochi giorni attaccato al cimitero di Alatri prosegue e vede l’interessamento anche di consiglieri di minoranza. Abbiamo ascoltato Roberto Addesse che per primo ha effettuato un accesso agli atti e approfondito la vicenda.
<<…Tutto ha inizio nel settembre del 2014– ci ha detto Addesse– quando l’amministrazione comunale autorizzava la delocalizzazione di un impianto, inizialmente previsto nella zona sottostante l’ingresso del civico cimitero, mentre nel gennaio del 2015 veniva concesso in locazione il terreno su cui poi è stata installata l’antenna. A fine gennaio dello stesso anno la compagnia telefonica presentava domanda di autorizzazione e contemporaneamente chiedeva i rispettivi pareri all’Arpa, alla soprintendenza archeologica, soprintendenza paesaggistica, aeronautica militare e Regione Lazio per quanto riguarda l’autorizzazione sismica. La soprintendenza paesaggistica prometteva il proprio parere favorevole ma ponendo alcune prescrizioni ovvero la riduzione dell’altezza del palo a poco più del muro del cimitero e la verniciatura del palo stesso con vernice tipo rame o bronzo. Nel gennaio del 2016– prosegue Addesse- l’amministrazione comunale, alla luce delle prescrizioni della soprintendenza paesaggistica, richiedeva la presentazione delle modifiche da apportare bloccate, tuttavia, da un ricordo al TAR poi vinto dalla compagnia “in quanto l’area oggetto dell’installazione non è sottoposta a nessun vincolo né archeologico né paesaggistico e l’eventuale fascia di rispetto di 200 metri dal limite cimiteriale viene altresì rispettato in quanto gli impianti di telefonia mobile, per le loro caratteristiche, non possono essere classificati come manufatti edilizi incompatibili con il vincolo cimiteriale” […] La vicenda si chiude nel novembre del 2017 quando l’amministrazione comunale consegna l’area per l’installazione della stazione radio ed iniziano i lavori>>. Il consigliere ricorda a tutti, comunque, che l’attuale legislazione classifica queste antenne come vere e proprie opere di pubblica utilità, considerando il servizio che rendono ai cittadini, ponendo come prescrizione la distanza minima dalle abitazioni che corrisponde a 70 metri. A conclusione dell’intervento il consigliere di opposizione sottolinea che il Comune poteva trovare una soluzione alternativa da proporre alla compagnia telefonica e, soprattutto, chiedere di adottare strutture di camuffamento come gli alberi finti tanto in voga nel nord Italia che, quantomeno sull’impatto estetico, avrebbero dato una importante mano. Sull’altro tema, quello della salute pubblica Addesse rassicura i concittadini che : <<… l’Arpa Lazio ha autorizzato questo impianto in quanto le emissioni elettromagnetiche sono al di sotto della soglia di legge e posso assicurare che mi farò portavoce presso l’amministrazione comunale per fare in modo di tenere sotto controllo i rilevamenti relativi >>. Andrea Tagliaferri
