Non è uno scherzo ma una verità amara, seppur surreale: è quanto accaduto ad Angelo Spaziani ed alla sua famiglia in questo fine novembre, i quali si sono visti recapitare dalla multiservizi ACEA, Azienda Comunale Energia ed Ambiente di Roma, una maxi bolletta che riporta una cifra pari a 65.435,44 euro.
Angelo risiede a Supino ed è titolare di un noto ristorante: quando ha visualizzato l’importo della fattura è stato colto da un totale senso di smarrimento, evitando un malore grazie al tempestivo sostegno della famiglia. L’odissea ha inizio circa tre anni addietro: nei primi mesi del 2014 l’utente riceve una bolletta piuttosto anomala, 2.700 euro, per cui segnala immediatamente ad ACEA la possibilità di disfunzioni nell’erogazione del servizio. Di fatto, gli operatori della multiutility leader nel settore idrico non sono mai intervenuti per verificare e costatare se ci fosse una reale perdita d’acqua, così come congetturato da Angelo, ma si limitavano alla sostituzione del contatore che misura la fornitura, sostituzione avvenuta due volte in tre anni. Nel frattempo Angelo non ha onorato i bollettini che ha continuato puntualmente a ricevere, non prima di chiarire e definire il contenzioso a carico della sua utenza. Ed ecco che, la settimana scorsa, arriva la sconcertante comunicazione del super conguaglio, calcolato in base ad un’ ipotesi di consumo negli ultimi tre anni, 7 febbraio 2014/7 febbraio 2017. Un totale di 65mila 435,44 euro che dovrà essere saldato entro il prossimo sabato 9 dicembre, utilizzando l’unico bollettino allegato, così come indicato nella ricevuta. Una ricevuta nel quale riepilogo l’ACEA non dimentica di sommare ben 9.307,61 euro per il servizio di depurazione quando, nel territorio di Supino, come accertato anche in giudizio, la purificazione delle acque non viene garantita a tutte le utenze del comune: parte delle acque reflue vengono scaricate a fosso, commettendo un reato ambientale. Con lodabile serenità e garbatezza, attraverso un video pubblicato su facebook, Angelo affida ai social il suo sfogo: «All’inizio pensavo fosse uno scherzo, si rammarica l’imprenditore, questa vicenda mi ha fatto riformulare il mio concetto di acqua come bene pubblico. Mi ascrivono un consumo idrico pari a 11.400metri cubi ovvero 11 milioni e 700mila litri di acqua: volendo fare una similitudine, ho fruito di 1.900 scarichi che gli aerei canadair fanno sugli incendi oppure di 19.200 “bombardamenti” degli elicotteri sulle fiamme; come se avessi riempito 8 piscine olimpioniche. Questa fattura, continua Angelo, provocherà tantissimi disagi a me ed alla mia famiglia: dovrò affrontare la vicenda rivolgendomi a dei legali, in un paese dove una società privata può permettersi di fare degli errori a carico dei cittadini, che poi dovranno risolvere il problema da soli. Mi hanno già messo nella condizione di essere “colpevole”, fino a prova contraria. Se io non pago mi ritroverò senza un bene primario: non potrò bere, mangiare, lavarmi. Questo è lo sviluppo e la crescita della nazione di cui i politici si riempiono la bocca? Dove è finito il risultato del referendum? Se questa è acqua pubblica… ! Qualcuno ha in mano la vita delle persone, conclude il ristoratore, e può decidere quando vuole di rovinartela. Faccio un appello a tutti: non possiamo restare burattini nelle loro mani, è ora di darci una smossa e non accettare passivamente tutto ciò che ci viene imposto». Una testimonianza espressa con ammirevole dignità che, per effetto, ha ricevuto notevole interesse dal popolo di facebook: numerose le segnalazioni di vicende analoghe, certamente meno onerose; molti i commenti postati che definiscono “ACEA ladra”; tanta la solidarietà dimostrata dai ciociari, ma anche da persone lontane, addirittura da Palermo c’ è chi caldeggia Angelo. Come si legge sullo stesso sito dell’azienda, ACEA è la società individuata dalla Conferenza dei Sindaci quale Gestore del Servizio Idrico nel Lazio meridionale. In un periodo storico di particolare astensione e disinteresse del cittadino alla vita politica, i referendum del 2011 hanno condotto alle urne oltre ventisei milioni di italiani, dimostrando che l’idea di una gestione pubblica di questo bene assolutamente primario dovrebbe sollevare un’ attenzione maggiore da parte di quella “Conferenza dei Sindaci” che ci amministra ed ha scelto per noi il miglior gestore di un servizio indispensabile al cittadino. Si auspica che adesso la “Conferenza dei Sindaci” faccia la sua parte ed intervenga a tutela del consumatore, in questo caso Angelo e la sua famiglia, entrando nel merito della vicenda per non tralasciare eventuali imprecisioni, abusi, sventatezze a danno del fruitore Spaziani. Peraltro è necessario considerare che la risorsa idrica va impoverendosi, divenendo ancor più preziosa per la collettività e per le generazioni future: è d’obbligo, quindi, che la “Conferenza dei Sindaci” si impegni anche moralmente nel garantire agli utenti la più totale collaborazione ed il sostegno che meritano tali equivoche vicissitudini e si senta maggiormente vincolata dalla responsabile di assicurare e difendere l’onere, che è il servizio essenziale che ha già affidato ad ACEA. Sara Pacitto
