(Arturo De Carolis) La violenza contro le donne da qualche tempo è sempre più al centro del dibattito pubblico. Persino in un’epoca che si professa civilizzata come la nostra il fenomeno sta raggiungendo dimensioni che definire barbariche è poco. Si è dimostrato che la modernità è arrivata quasi in tutto: nella tecnologia, nei trasporti, nelle comunicazioni, nell’alimentazione.
Ma rapporti più civili tra i sessi sembrano essere ancora una conquista lontana.Ogni due giorni una donna viene uccisa dal suo compagno. Negli ultimi 5 anni si sono registrati 774 casi di omicidio di donne con una media di circa 150 femminicidi l’anno nonostante la legge del 2013 che inasprisce pene e misure cautelari. Forse si può pensare che la violenza contro le donne sia soltanto lo stupro consumato, ma non è così. Quello è un reato, anche molto grave, ma non è l’unica forma di violenza contro le donne: vessazioni psicologiche, ricatti economici, minacce, violenze sessuali, persecuzioni.A volte sfocia nella sua forma più estrema, il femminicidio”: e nel solo 2016 sono morte 116 donne. Alcuni uomini tendono a questi comportamenti forse per frustrazione, non realizzazione personale , difficoltà sul lavoro o nella vita, insoddisfazione. Più in profondità si può trovare il mancato riconoscimento dell’identità delle donne e del fatto che esse hanno, al pari degli uomini, il diritto di realizzarsi e di decidere ciò che è meglio per loro stesse. Arturo De Carolis conclude dicendo: ” bisogna avere il coraggio di parlare, di farsi aiutare e denunciare: la vita è troppo preziosa per trascorrerla accanto a qualcuno che non apprezza, che lede la dignità umana e schiaccia la personalità altrui “.
