Alatri – Edilizia scolastica, Tarcisio Tarquini accusa il comune di immobilismo

Andrea Tagliaferri
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“Perché il comune di Alatri perde finanziamenti pubblici per opere necessarie, indispensabili?”. È la domanda posta dal consigliere comunale di minoranza agli amministratori.

Una nuova polemica sul Comune. È quella legata ai finanziamenti regionali per l’edilizia scolastica, sollevata da parte delle opposizioni. “Cattiva volontà? Indifferenza? Distrazione? Incapacità? Scarsa attitudine al lavoro e perciò alla preparazione di dossier adeguati per ricevere fondi? Probabilmente, se si guarda alla sfera della rappresentanza politica, c’è qualcosa di vero in tutte queste ipotesi, ma da sole non bastano a spiegare. Ho cercato di capire, partendo proprio dal mancato finanziamento (le domande sono state presentate tra il 2015 e il 2016) degli edifici scolastici, la cui dotazione finanziaria, gestita dalla Regione su stanziamento nazionale, era piuttosto consistente: 73 milioni di euro nemmeno utilizzati per intero nel primo piano di distribuzione, tanto da costringere la Direzione regionale a procedere a una seconda fase per la riattribuzione delle somme risultate in economia”. Esordisce così Tarcisio Tarquini, candidato a sindaco alle scorse comunali per conto di tre liste civiche. “Da noi – mi è stato raccontato, documenti alla mano – è successo che l’ufficio scolastico comunale abbia segnalato per tempo l’avviso regionale al settore che si occupa delle opere di edilizia pubblica (l’indicazione riguardava lavori per la “Luigi Ceci” e la “Felice Cataldi”, per complessivi un milione di euro) senza però che i responsabili (politici e tecnici) di questo settore abbiano poi provveduto a inoltrare la richiesta e i progetti. Questa è la sconcertante verità (su cui ammettiamo e sollecitiamo smentite), ma dietro questa verità (e anche in questo caso, ci rifiutiamo di credere che si tratti solo di indifferenza o pressappochismo) c’è il punto vero, quello dell’organizzazione inutilmente farraginosa della nostra macchina amministrativa, su cui abbiamo molto insistito nel passato e dobbiamo continuare ad insistere oggi perché le cose non sono affatto né cambiate né migliorate negli ultimi due o tre anni. La questione dunque riconduce alla politica, all’incapacità di modellare, in tanti anni, una struttura operativa comunale capace di interpretare gli “obiettivi”, decidere le “priorità”, operare per garantire l’attuazione della missione programmatica, avendo la possibilità di lavorare in autonomia, ma all’interno del solco che consiglio comunale, sindaco e giunta hanno il compito di tracciare in attuazione del mandato elettorale. Non è un tema da poco. Registriamo quotidianamente lo scollamento tra istanza politica e struttura amministrativa, una divaricazione nociva che spesso si traduce in guerra sorda, nascosta, e altre volte in compromessi e aggiustamenti per accondiscendere al volere (o all’arbitrio) – e non al progetto politico, che manca o è confuso – del capo di turno. La gestione del personale, l’affidamento delle responsabilità, il riconoscimento dei ruoli, la distribuzione del lavoro, la destinazione delle “risorse umane” (spesso smaccatamente clientelare, per favorire l’uno e punire l’altro – come abbiamo visto nelle recente istituzione dell’ufficio tributi – una questione per noi tutt’altro che chiusa) sono la chiave per capire quello che non va, sono la rappresentazione di una politica senza rotta e di un’amministrazione che non sa fare fronte ai suoi compiti. Se la politica non funziona e se l’amministrazione non garantisce ai cittadini l’impegno a migliorare, con il proprio lavoro (anche stando attenti a rispondere a bandi che offrono opportunità), il benessere comune, è perché manca una guida politica vera. Colpa del sindaco? Colpa della maggioranza? Colpa degli elettori che scelgono (e hanno sempre ragione)? Colpa dell’opposizione che non fa bene il proprio mestiere? Fate un po’ voi– conclude Tarquini- ma qualunque sia la risposta c’è poco da stare allegri”. A.T.
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