Anagni – I Dem perdono l’arma segreta per il dopo Bassetta

Francesca Merolle
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La conferenza stampa organizzata da Domenico Beccidelli, i cui effetti sono stati la deflagrazione di un Movimento da tempo instabile e la conferma dell’attaccamento alle poltrone, ha disarmato pure i Dem, particolarmente il loro stratega Vittorio Save Sardaro.

Se Fausto Bassetta nella primavera del 2014 era stato chiamato a candidarsi “perché in quel momento occorreva un carabiniere per riportare la legalità a Palazzo d’Iseo”, la politica malata di oggi abbisogna di un medico, un dottore al quale non si possa dire “medice, cura te ipsum!”. E quale figura intonsa, gradita, stimata e popolare più di Marco Bracci? Nei sogni di Save Sardaro il “medico di base” proveniente da Sgurgola ma da anni anagnino a tutti gli effetti, avrebbe rappresentato il riscatto per la delusione ricevuta dal Colonnello, il valore aggiunto in grado di recuperare il Partito Democratico dall’abisso nel quale è sprofondato. Marco Bracci, apprezzato e addirittura amato dalla maggioranza degli anagnini, ha guadagnato sul campo l’affetto dei suoi pazienti e non solo; Beccidelli lo sa bene, e lo ha invitato alla conferenza per dimostrare che “il fallimento” di Progetto Anagni non avrebbe determinato scompensi nella società reale. Un colpo da maestro, più che un coup de theatre. Quella sera, però, le domande insidiose di qualche operatore della stampa, e la malcelata malizia sfociata nella insinuazione, hanno costretto il dottor Bracci a dichiarazioni forse affrettate, ma all’apparenza definitive “mai e poi mai mi candiderò; resto con la sofferenza, con i miei pazienti che hanno bisogno di me!”. Un brutto colpo per chi sperava di poter contare su una luce buona, non deteriorata. Jackal
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