Ceprano – A Trieste nuovi studi sul cranio dell’Homo cepranensis

Carlo Capone
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Il fossile umano italiano più antico, il cranio (trovato nel 1994) di quello che è stato ribattezzato come l’uomo di Ceprano, sarebbe compatibile l’Homo heidelbergensis, ultimo antenato comune di Nearderthal e Sapiens. A rivelarlo è uno studio di un team di paleontologi dell’Università “La Sapienza” di Roma guidati da Giorgio Manzi. Un interessantissimo approfondimento sul tema ha avuto spazio nei giorni scorsi sul quotidiano La Repubblica.

Si legge nell’articolo “E’ stato grazie a una micro-tomografia computerizzata ad altissima risoluzione realizzata presso il Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” di Trieste che i paleontologi hanno potuto digitalizzare e riassemblare gli oltre 50 frammenti che compongono il cranio fossile più antico d’Italia, svelandone alcuni misteri. A cominciare proprio dalla datazione: 400mila anni fa”. Il cranio, in pratica, è stato assemblato in maniera virtuale dopo essere stato scannerizzato. Ha spiegato a Repubblica Giorgio Manzi: <L’operazione più importante è stata la retrodeformazione del cranio. Perché la calotta si è deformata sotto la pressione del terreno da cui è stato sepolto per millenni e noi abbiamo ripristinato al computer la sua forma originaria. Questo ci ha permesso di capire che l’Uomo di Ceprano è morto lì dove Italo Bidittu lo ha trovato ed esclude definitivamente che i suoi resti siano stati trasportati in sedimenti più recenti. Insomma, aldilà di ogni ragionevole dubbio, la sua età è proprio di 400mila anni>. CAP
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