#TG24InGiallo Alatri – Omicidio Pascarella: due vittime del disagio sociale

Francesca Merolle
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La storia che sta attorno all’omicidio Pascarella è, in realtà, poca roba se si cerca lo scoop o il sensazionalismo. È una semplice, triste, reale storia di disagio sociale e psicologico che è sfociata, forse, in quello che a ben guardare era uno degli unici modi possibili, anche se meno immaginabili. Domenico Pascarella, o Mimmo come tutti lo conoscevano, è l’emblema di una società che fonda la propria essenza nell’egoismo, nella rottura dei legami familiari e nella solitudine, ma è al tempo stesso il simbolo dell’altra faccia della medaglia, di quella rete di conoscenze, affetti e aiuti che si possono generare, istituzionalmente ma anche e soprattutto, tra cittadini privati quando le “sovrastrutture” attorno latitano o faticano.

Era un sabato come un altro, ad Alatri, nel popolosissimo quartiere di Murette-Valle ed anche in via Sardegna su cui affacciano decine di palazzoni di edilizia economica convenzionata abitati da persone di tutte le estrazioni, per lo più brave persone, lavoratori, famiglie, anche di militari, amministratori comunali. Alcuni forti rumori di urto prima dell’alba avevano destato qualche sospetto in chi abita proprio a ridosso dell’appartamento di Domenico Pascarella, stessa cosa al mattino presto una forte musica proveniente da un’auto parcheggiata nel piazzale sottostante. Ma proprio in virtù della relativa tranquillità di questa zona nessuno si è allarmato più di tanto. Solo dopo parecchie ore, a metà mattina già passata, alcuni amici di Mimmo che lo cercavano dal mattino presto al telefono, si sono insospettiti per questa sua latitanza e prima di pranzo si sono presentati a casa per verificare di persona. Domenico, infatti, godeva della stima e della amicizia di moltissima gente e molte famiglie che, chi in un modo chi nell’altro, lo aiutavano, lo invitavano a turno a pranzo, gli svolgevano alcune commissioni più difficili o, semplicemente, gli offrivano una sigaretta o una colazione. Tornando a quella mattina, il citofono, come il telefono, era muto. A quel punto sono cominciate le prime preoccupazioni in chi conosce Mimmo e la sua puntualità. Sono stati allertati i Carabinieri, il 118 e i Vigili del Fuoco per sfondare il portone di ingresso. Quello il momento in cui si è materializzata la vera tragedia, non più un timore per un malore, ma la consapevolezza di una vera e propria aggressione letale. Per fortuna, in barba alle solite voci di paventati spiriti omertosi che caratterizzerebbero la città, nel giro di dieci minuti diverse testimonianze spontanee hanno indirizzato i Carabinieri verso colui che, poco dopo, sarebbe stato arrestato per omicidio e avrebbe confessato. Sul momento, però, non si avevano certezze di sorta, solo sospetti e le ricerche sono partite immediatamente. Il trentaduenne che era stato segnalato da alcuni vicini, infatti, era Matteo Sbaraglia, un disoccupato che abita proprio sullo stesso pianerottolo del Pascarella e con il quale condivideva una sorta di amicizia, anche se con moltissima differenza di età, basata anche sulla condivisione di esperienze personali negative e solitudine che altro. Come Mimmo, infatti, anche Matteo era rimasto orfano ed aveva problemi psicologici, entrambi erano assistiti dal Centro di Igiene Mentale di Alatri. Due vite fatte di esperienze difficili e di lunghi momenti bui, che alla fine hanno avuto un culmine di violenza per futili motivi. Nessuna vera motivazione, infatti, è ancora venuta fuori se non questo miscuglio di rabbia, delusione, isolamento, povertà, depressione. Tornando alle ricerche, i militari di Alatri, del Norm in particolare, diretti dal Luogotenente Gianni Pizzotti anche in virtù della “vacanza” temporanea a Capo della Compagnia, hanno subito battuto le strade del quartiere Murette, Valle, dell’attiguo Civette e giù verso zona “Bitta” dove Matteo era solito vivere gran parte della giornata. Ed infatti proprio in questa zona è stato poi rintracciato, inseguito e catturato. Tradotto in Caserma, avrebbe confessato poco dopo alla presenza del Magistrato Vittorio Misiti della Procura di Frosinone e del suo difensore Avv. Angelo Testa mentre nel luogo dell’aggressione continuavano i rilievi di rito, la sistemazione del cadavere, i sopralluoghi, l’affollamento di vicini e giornalisti e tutto come da prassi. Domenico Pascarella, genio incompreso, colto, brillante ma divorato da “mostri interiori”, ha perso la vita nel modo peggiore e più violento, per mano di un “amico” che ha imbracciato una mazza da Baseball e ha sfogato su di lui tutto il dolore represso per anni. Più che una storia di vittima e carnefice, forse, un duo di vittime, ognuno a suo modo. Matteo attualmente è in carcere, ha ripreso a seguire con continuità le terapie farmacologiche e non, dicono sia più tranquillo, ha il sostegno della sua famiglia, tra l’altro fatta di ottime persone conosciute e ben viste in città da sempre. Mimmo, invece, si prepara all’addio della sua città d’adozione, dei tanti amici, dei pochi parenti lontani, previsto per sabato 28 alle 10,30 presso la Chiesa del suo quartiere alle Civette (Sacra Famiglia). Nei manifesti mortuari c’è l’invito a una preghiera anche per Matteo. Andrea Tagliaferri
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