Anagni – Marangoni, il giudice respinge la richiesta di archiviazione: parla l’avvocato Galanti

Anna Ammanniti
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L’avvocato Angelo Galanti presente all’udienza preliminare, per i fatti legati all’attività di Marangoni Tyre, risponde ad alcune domande.

 Avvocato Galanti cosa può dirci sulla vicenda che vede imputati i vertici locali della Marangoni Tyre per i reati che vanno dalle lesioni all’omicidio colposo? Sto seguendo con l’avv. Alessia Maggi il procedimento penale per alcune delle parti offese. La vicenda, prima ancora che dal punto di vista professionale, mi riguarda da cittadino di Anagni. È ormai noto il mio impegno civico sulle tematiche ambientali. È precisamente dal 2009 che insieme alle associazioni ci stiamo occupando dei problemi ambientali presenti sul nostro territorio. Per quanto riguarda il procedimento penale posso dire che si tratta di una vicenda con un iter travagliato che si protrae da un lustro, tra richieste di archiviazione e opposizioni. Chiaramente la circostanza è giustificata dalla complessità delle indagini che richiedono di affrontare serie vicende di natura tecnica. Bruciare gomme è certamente un’attività piena di criticità/rischi e l’impianto dell’azienda non sembra potersi definire lo stato dell’arte dal punto di vista tecnologico, fosse solo per la vetustà dello stesso, seppur risulta stranamente performante. Paradossale è che Ecopneus scpa, società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e il recupero dei Pneumatici Fuori Uso (PFU), che annovera tra i propri soci la stessa Marangoni, prevede per lo smaltimento dei pneumatici fuori uso il riciclo, trasformandoli in polverino e quindi in materie prime seconde. Il numero di impianti che bruciano gomma sono pochissimi a livello mondiale e quei pochi presenti, nella maggior parte dei casi, sono stati chiusi  per beghe giudiziarie: uno per tutti quello della Modesto Energy in America. Ciò ha reso difficile anche condurre uno studio comparativo tra l’impianto di Anagni ed altri impianti analoghi. Ho incaricato personalmente un consulente tecnico che ha condotto uno studio comparativo tra un impianto di incenerimento di RSU (rifiuti solidi urbani) di Bolzano, ritenendolo un esempio di BAT – (Best Available Techiques), e l’impianto Marangoni di Anagni. Dallo studio è emerso è che nell’impianto di Bolzano, dove viene bruciato un tipo di rifiuto comunque meno problematico rispetto ai pneumatici fuori uso, si adottano una serie di filtraggi assolutamente maggiori rispetto a quelli adottati dalla Marangoni. Avvocato Galanti cosa ne pensa della decisione del Giudice dell’Udienza Preliminare di prorogare le indagini e di respingere la richiesta di archiviazione? Ovviamente la mia posizione, quale avvocato presente in udienza per alcune persone offese, era quella di oppormi alla richiesta di archiviazione, e quindi dal mio punto di vista è stata una vittoria, pur avendo ben presente che si è trattata di una battaglia, che è cosa ben diversa dal vincere la guerra. Credo che ci siano i presupposti per affrontare il dibattimento, ove potrà essere espletata una ulteriore attività istruttoria, anche facendo intervenire i nostri consulenti di parte, che sono professionisti di prim’ordine. Cosa pensa dello studio epidemiologico disposto dal GUP ? Lo ritengo astrattamente possibile e auspicabile, a prescindere dal procedimento penale, considerato che si tratta di una zona confinata e che vede come epicentro la Marangoni. Sarebbe interessante condurre un esame per vedere l’accumulo di diossina tra un gruppo di persone che vive a ridosso della Marangoni ed un campione di persone progressivamente più distante dallo stesso. Sulle metodologie di conduzione dello studio epidemiologico chiaramente deciderà la Procura. Giova ricordare che in fondo tutto è scaturito da un campionamento biologico effettuato solo su alcuni animali e uova; a mio modesto parere lo stesso tipo d’indagine andrebbe condotta anche sulle persone. Rilevare la presenza della diossina sugli esseri umani comporta un esame invasivo e costoso, quindi passa necessariamente per il consenso degli interessati, ma è un esame utile a rendere ben chiaro il quadro epidemiologico presente sul territorio. Da questa vicenda emergono due circostanze: la prima è che la Marangoni è geograficamente l’epicentro dell’inquinamento, tant’è che nell’ordinanza Comunale emessa nel 2009 si vietava il consumo di prodotti agro alimentari e l’allevamento di animali  nel raggio di cinquecento metri dalla Marangoni. La seconda è che la matrice degli inquinanti presenti sul suolo corrisponde all’emissioni di questo tipo di impianti. Magari emergerà che dipende dal traffico veicolare in zona, poiché anche in questo caso ci sarebbe una coincidenza della matrice al suolo con la fonte inquinante, ma personalmente qualche dubbio lo nutro e credo che siano gli stessi dubbi che in fondo abbia il GUP. Cosa pensa del SIN ? Quello che le dico prescinde dalla vicenda Marangoni e da vicende specifiche, ma è una considerazione più generale. Inizialmente pensavo che essere inseriti in una area SIN fosse un’opportunità, ovvero la certificazione che questo territorio è compromesso e va tutelato. A distanza di anni sono giunto alla conclusione diametralmente opposta, ovvero che si tratta di un destino inesorabile e doloroso. Il fatto che siamo in una zona SIN, quindi gravemente inquinata, dà la possibilità di continuare ad avvelenarci. Imprenditori disinvolti non esiteranno ad aprire impianti impattanti sull’ambiente nel territorio, poiché è già compromesso, e in tale contesto di degrado attribuire responsabilità in caso di reati ambientali è inevitabilmente più difficile. Del resto la nostra zona industriale sta diventando, rectius è già diventata, un distretto per trattare quantitativi enormi di immondizia, a discapito delle produzioni manifatturiere. In sintesi impatto ambientale altissimo e poca occupazione, per non parlare delle implicazioni sanitarie. Tale mio sospetto nel tempo è diventata una drammatica certezza. Se non le dispiace vorrei spendere due parole anche sulla bonifica. Pregherei i nostri amministratori di non usare il termine bonifica in modo inappropriato perché per la diossina e per il BHCH non c’è bonifica che tenga. Basti pensare a Seveso. Quei soldi andrebbero spesi in modo serio per riaprire gli Ospedali e non “presidi strani”, come del resto chiesto a gran voce dalla società civile. La bonifica più seria ormai è la prevenzione sulle persone, cosa resa difficile dalla chiusura del nostro presidio ospedaliero.   Anna Ammanniti        
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