«Vedere un giorno dopo la tragedia la Rambla piena di persone ci dà forza». Il messaggio che arriva da Dario Paolini, 30enne ingegnere frusinate, che da alcuni mesi è a Barcellona per lavoro.
Giovedì ha vissuto in prima persona l’angoscia e la paura di un pomeriggio d’orrore sul celebre viale catalano. Il suo ufficio infatti si affaccia proprio sull’inizio della Rambla. «Ho sentito alcune urla e mi sono affacciato: davanti a me ho visto delle scene agghiaccianti. Il furgone che entrava sulla Rambla, con una traiettoria a zig zag. Ho visto due persone stese a terra, dopo essere state travolte. Non riuscendo a contattare i miei cari, la mia compagna e mio fratello (anche lui a Barcellona) mi sono precipitato in strada con il timore che fossero coinvolti anche loro. Non riuscivo a contattarli in quel momento. Per fortuna mentre scendevo mi hanno chiamato e tranquillizzato». Quando il giovane frusinate si è trovato in strada, però, a dominare la scena sono state scene di panico. «Volevo rientrare subito in ufficio ma mi sono visto arrivare addosso gente che scappava in preda al panico. Per non essere travolto e non sapendo che altro stesse succedendo mi sono messo a correre. Non sono riuscito a rientrare in ufficio e così come tanti altri sono entrato in un vicino centro commerciale. Siamo stati lì due ore, con le serrande chiuse dalla sicurezza e la polizia all’esterno. Poi ci hanno fatti uscire un po’ alla volta con un cordone di agenti a segnalare il percorso da seguire. Sono quindi rientrato a casa». Il giorno dopo la tragedia, a sovrastare il senso di paura e smarrimento è però la voglia di ricominciare. «Come tutti i giorni avevo voglia di prendere la metro e andare a lavoro. La Rambla un giorno dopo era già piena di persone. Questo riempie di forza».
