Arce – Maltrattamenti in famiglia, riabilitato piccolo imprenditore: la rettifica

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In merito all’articolo pubblicato dal titolo “Maltrattamenti in famiglia, riabilitato piccolo imprenditore. Subì complotto dalla moglie”, riceviamo e pubblichiamo richiesta di rettifica a firma dell’avvocato Simona Simeone.

<Vi scrivo a seguito della pubblicazione in data 19 luglio 2017 sul quotidiano on line Tg24.info news di un articolo a firma di tale “Mar. Ming” dal titolo “Maltrattamenti in famiglia, riabilitato piccolo imprenditore. Subì complotto dalla moglie”. Con sottotitolo: Imprenditore di 50 anni accusato di maltrattamenti in famiglia per tre anni non aveva potuto più avvicinare i suoi figli. L’avvocato difensore è riuscito a dimostrare ai giudici che il suo assistito era stato vittima di un complotto ordito dalla moglie. I giudici hanno accolto la tesi difensiva ed hanno riabilitato il genitore”. Ebbene, le vicende narrate nell’articolo si riferiscono certamente alla vicenda familiare della mia assistita, ma sono riportate con molte inesattezze, evidenti errori giuridici e con toni quasi propagandistici e, a mio parere, senza la necessaria attenzione e il rigore che è dovuto quando si scrive di reati contro le donne e i minori. Aggiungo, inoltre, di non essere mai stata interpellata dal giornalista, nonostante il mio nome appaia su tutti gli atti processuali, per consentire anche a noi, parte lesa, di dare una nostra versione dei fatti più aderente alla realtà. Occorre precisare innanzitutto che la frase del titolo e sottotitolo “Subì complotto dalla moglie” e “complotto ordito dalla moglie” è espressione diffamatoria e anche falsa. L’espressione è certamente diffamatoria poiché lascia intendere che la moglie avrebbe affermato fatti non veri nei confronti del marito e che quindi l’Autorità Giudiziaria, che nell’articolo si precisa essere il Tribunale per i minorenni, avrebbe riabilitato l’uomo “smontando il castello di carte” dichiarando l’infondatezza delle accuse e quindi del reato. Ebbene, come ogni commentatore di cronaca giudiziaria dovrebbe sapere, i “reati” vengono accertati non dal Tribunale per i minorenni ma dal Tribunale Penale e pertanto solo il Tribunale Penale potrà accertare la fondatezza o meno delle accuse rivolte all’imputato e di conseguenza l’esistenza o meno del “complotto”. Ed infatti, nel caso che ci interessa, l’uomo a seguito della denuncia della moglie e a seguito delle indagini della Procura della Repubblica, è stato rinviato a giudizio ed è pertanto imputato nel processo che si sta celebrando innanzi il Tribunale di Cassino. In quella sede, abbiamo già ascoltato la moglie, che si è costituita parte civile, ed altri testimoni che hanno confermato lo stato di paura e di soggezione in cui versava la signora. Risulta evidente, quindi, che quanto riportato e cioè che “il difensore è riuscito a dimostrare ai giudici che il suo assistito era vittima di un complotto” risulta falso. Sarebbe stato così solo se un Giudice Penale avesse pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti dell’imputato. Ma così non è poiché la condotta dell’uomo è ancora sub iudice. Vi preciso inoltre che la mia assistita non è stata raggiunta da alcun atto giudiziario e che pertanto non risulta indagata in nessun processo pena-le. In secondo luogo, l’articolo riporta che l’uomo non avrebbe potuto vedere i suoi 3 figli per oltre 3 anni a causa delle denuncia della moglie e che ora “il suo incubo” è finito, lasciando intendere di poterli vedere liberamente poiché il Tribunale per i minorenni si sarebbe pronunciato sul “complotto”. Ebbene anche questa notizia non risponde a verità. L’uomo ha potuto vedere i suoi figli con le modalità già predisposte dal Tribunale per i Minorenni a protezione dei minori ed ancora oggi, può vederli solo con le stesse modalità. Tanto altro avreste potuto raccontare rispetto alla posizione della mia assistita, fatti evidentemente tutti ignorati dalla cronaca che si commenta, ad esempio di come sia dovuta scappare e rifugiarsi per oltre un anno in un Centro Antiviolenza, di quanto lei si sia data da fare per ricostruire una vita dignitosa per lei e i figli, ma, purtroppo, si è scelto di raccontare solo il punto di vista dell’imputato trascurando completamente quello della vittima del reato. Seppure l’articolo non identifica i soggetti con le loro generalità, gli attori delle vicende sono comunque individuabili in una piccola comunità quale è la cittadina di Arce e pertanto la mia assistita ha subito un danno alla sua reputazione dalla divulgazione di notizie false. Vi diffido dunque di voler provvedere, ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto ri-portato nel citato articolo nella collocazione prevista dalla legge e con risalto analogo a quello riservato al brano giornalistico cui la rettifica si riferisce, riservandomi ogni iniziativa successiva, necessaria a tutelare la reputazione della mia assistita e dei figli minori>. (foto di repertorio)
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