Frosinone – Crisi idrica, Legambiente attacca la politica e punge sulle perdite idriche

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Crisi idrica, Legambiente all’attacco sulle contromisure adottate dalla politica per la situazione di criticità nei territori, con una stilettata sul tema delle perdite idriche. Non usa mezzi termini il coordinatore provinciale di Legambiente Francesco Raffa, che punge sia il gestore del servizio idrico Acea che la politica locale.  A proposito all’annoso tema delle perdite idriche Legambiente mette sul tavolo richieste precise. Proprio in un campo che vede il capoluogo ciociaro, Frosinone, fra i fanalini di coda a livello nazionale.

In base all’ultimo rapporto di Legambiente sulle dispersione idrica (la differenza percentuale tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli) Frosinone disperde il 75,4% dell’acqua immessa nella rete (peggio in Italia fa solo Cosenza). «Come associazione e come cittadini rivendichiamo anzitutto il diritto di conoscere la situazione di sorgenti, bacini e serbatoi e le previsioni circa la disponibilità di acqua nei mesi a venire, considerando che siamo ancora alla seconda decade di luglio e a meno di improbabili piogge abbondanti durante ciò che resta dei mesi estivi sembra probabile che la situazione sia destinata ad aggravarsi – dice Raffa – Non è ammissibile che informazioni così importanti non siano rese di pubblico dominio dal gestore e non costituiscano oggetto di indagine diretta a prevedere gli scenari di breve e medio termine. In secondo luogo, non basta chiedere ad Acea di intervenire sulle perdite e di predisporre l’erogazione tramite autobotti nei casi di maggior carenza. Il gestore ha il dovere di predisporre e rendere pubblica una mappatura dettagliata delle perdite idriche nel territorio di sua competenza e di stilare una programmazione con tempi certi degli interventi di manutenzione straordinaria della rete idrica, con l’indicazione dei risultati attesi, che dovranno essere misurabili e verificabili». Poi stilettate rispetto alle politiche messe (o non messe) in campo a livello locale. «Ci si ostina a non capire che ciò a cui stiamo assistendo è semplicemente la nuova normalità, destinata a far sentire i suoi effetti pesanti negli anni a venire man mano che i cambiamenti climatici si intensificheranno – evidenzia Raffa da Legambiente Frosinone – L’incapacità della politica locale di comprendere la cronicità del problema acqua in provincia di Frosinone è disarmante, e le soluzioni proposte, emerse nel corso dell’incontro convocato dal Presidente Pompeo lo scorso 26 giugno, evidenziano la miopia di una classe politica che anziché preparare il terreno a ciò che ci aspetta mettendo in campo politiche lungimiranti di adattamento e di uso razionale delle risorse idriche, continuano ad agire secondo una logica emergenziale che non porterà da nessuna parte. Il comunicato stampa diffuso dalla Provincia ha rivendicato come un successo della riunione l’aver richiesto lo stato di calamità naturale alla Regione, che non è nient’altro che il solito modo di rimpallare la responsabilità su altri enti rifiutandosi di assumersi le proprie. Ed ora che il Presidente Zingaretti ha messo la sua firma sulla dichiarazione di stato di calamità naturale (ma siamo sicuri che sia così “naturale” vista l’impronta decisiva dell’uomo nel determinare il riscaldamento del pianeta?) Provincia e Comuni potranno ritenersi soddisfatti. Ora forse arriveranno un po’ di soldi, ma i soldi non servono a far piovere. Quanto ai sindaci, riteniamo che sia loro dovere sensibilizzare adeguatamente i cittadini da essi amministrati sull’importanza di un uso razionale di una risorsa preziosa come l’acqua, intensificando le attività di repressione degli innumerevoli usi impropri dell’acqua potabile. Ad essi spetta inoltre di redigere dei piani condivisi che consentano di limitare i disagi alla popolazione in situazioni di criticità. Se necessario, non si dovrà esitare a prevedere divieti specifici riguardanti gli usi superflui o futili dell’acqua, dalle piscine agli autolavaggi fino all’uso irriguo per scopi meramente ricreativi. Nel contempo, essi dovranno porre in atto opportune iniziative per incoraggiare e incentivare l’installazione di dispositivi per il risparmio domestico come limitatori di flusso, frangigetto, sciacquoni con il doppio pulsante, ecc., e di cisterne per lo stoccaggio dell’acqua piovana da destinare a tutti quegli usi dove non è necessario l’impiego di acqua potabile.Last but not least, la Provincia è chiamata ad una verifica rigorosa delle concessioni in essere per l’emungimento delle acque sotterranee al fine di limitare i gravi fenomeni dell’abbassamento delle falde e della subsidenza, ispirandosi al principio guida secondo cui la quantità di acqua che si attinge dal sottosuolo non può eccedere quella che si rigenera naturalmente tramite le precipitazioni». Alessandro Redirossi
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