Le prospettive dei tagli ai servizi preoccupano molto gli utenti e vogliono rassicurazioni anche col sostegno del Comitato “Uniti si può”.
Alcune sere fa, il Comitato ha incontrato i genitori dei ragazzi diversamente abili che usufruiscono del centro diurno, per discutere sul futuro del centro dopo che l’amministrazione sarà costretta al taglio di molte spese in virtù della decisione di attuare la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. In questo incontro, molto partecipato, si è registrata una enorme preoccupazione da parte dei genitori che oggi non sanno con certezza se il servizio di cui parliamo verrà tagliato o se sarà privatizzato, in questo caso con un aggravio economico e finanziario a carico delle famiglie. Insieme al comitato Civico “Uniti si può“ , i genitori lanciano un invito a tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza al fine di richiedere con estrema urgenza un consiglio comunale affinché nello stesso si parli del riequilibrio finanziario e dei riflessi consequenziali sui servizi sociali poiché è nel diritto di tutti i cittadini, e in questo caso dei genitori dei ragazzi interessati, conoscere e sapere in largo anticipo cosa sarà di questi servizi e se, soprattutto, questi saranno ancora previsti e garantiti . sul tema interviene anche il consigliere Tarquini: <<La lettera del Comitato Cittadino Uniti si può e dei genitori delle persone assistite nel Centro diurno di Collelavena, che chiedono ai consiglieri comunali una riunione straordinaria della massima Assise cittadina per discutere delle prospettive, finanziarie e gestionali (e persino della esistenza) di questo essenziale servizio sociale, è importante per la serietà della richiesta e per il metodo che propone. Sulla necessità che il Centro diurno venga non solo garantito ma che i suoi costi non vengano scaricati in misura insopportabile sulle famiglie non ci sarebbe nemmeno bisogno di insistere, perché un servizio sociale non è un lusso e, in genere, chi è costretto a utilizzarlo è gravato anche da altre spese non coperte da alcun tipo di assistenza o prestazione pubblica. È doveroso, perciò, garantire che la retta per la frequenza e il trasporto siano molto contenuti, per non aggiungere ulteriori gravami a situazioni che già di per sé richiedono alle famiglie grande coraggio e fatica, a cui fa da contrappeso solo il grande amore che esse nutrono per i loro cari in difficoltà e che noi tutti abbiamo, però, il dovere di condividere assumendocene, come comunità, una parte. Ma non è solo questo. La richiesta del Comitato – credo sia giusto sottolinearlo – va al di là del caso urgentissimo del Centro Diurno. Propone, infatti, un metodo più generale di consultazione delle parti sociali nell’elaborazione di un piano di riequilibrio (la cui procedura è stata appena avviata) che a nostro avviso potrà essere rigoroso solo a condizione che non smarrisca neppure per un momento il senso (e l’obiettivo) dell’equità. Quello che leggo nella richiesta del Comitato, e che intendo fare mia con molta convinzione, è la proposta che il “piano di riequilibrio” sia un Piano scritto con il confronto con le parti sociali e con tutti i cittadini portatori di diritti e interessi, in modo da arrivare alla fine – e se possibile – a un documento in cui tutta la città possa riconoscere un comune sforzo di superamento della grave crisi attuale e non l’ennesimo atto di devastazione sociale (da aggiungere ai tanti che già si sono visti sia a livello locale che, soprattutto, a livello di nazionale), privo di consenso e destinato a naufragare procurando altri danni, di cui proprio le persone più fragili sarebbero ancora una volta le vittime predestinate e sacrificali. Sono certo, perciò, che l’intero consiglio comunale vorrà accogliere la richiesta del “Comitato Uniti si può”, proprio perché davanti a istanze di questa natura non si può che essere “uniti”>>. A.T.
