(di Anna Ammanniti) Lo sport oltre che formare ed educare i bambini, i piccoli atleti, è quella disciplina che svolge una funzione molto importante. E’ aggregazione, momento di crescita, conoscenza del proprio fisico, dei coetanei e soprattutto è l’acquisizione di quei valori che durante la vita saranno il perno degli adulti che diventeranno.
Di seguito la lettera aperta della società Anagni Calcio che da anni si occupa del settore giovanile.
“L’Anagni Calcio, la nostra società, non ha mai fatto polemiche e tantomeno le ha mai alimentate. Anche questa volta sarà così, ci limitiamo, tramite questa lettera aperta a raccontare chi siamo e cosa abbiamo fatto in questi anni per la città e soprattutto per i ragazzi. Si parla tanto di priorità in questi giorni, si parla di lavori pubblici importanti e si addita il rifacimento del campo di calcio, facendo passare il tutto come un’azione superflua. L’argomento non è da sottovalutare per una serie di ragioni valide. Noi lavoriamo nel mondo dello sport, ma anche nel sociale. In questi anni quanti ragazzi abbiamo tolto dalle strade? Noi accogliamo giovani con problemi economici, accogliamo ragazzi anche con trascorsi non brillanti, siamo da collante tra il giovane, la disciplina sportiva e i valori che essa inculca.
Nel 2013 abbiamo preso in gestione l’impianto comunale, lo stadio Roberto Del Bianco. La vecchia amministrazione aveva indetto un bando pubblico per l’assegnazione dello stadio; a quel bando abbiamo partecipato solamente noi. Attualmente occupiamo quello spazio, forse perché siamo gli unici a fare attività agonistica giovanile e ad alti livelli. La nostra società, l’Anagni Calcio, è composta da 11 squadre, di cui 4 sono impegnate nell’agonistica con campionati regionali (unici ad Anagni) e 7 squadre di scuola calcio per un totale di 200 ragazzi di età compresa tra i 5 ai 17 anni, con 15 tecnici ( di cui la maggior parte allenano a titolo gratuito) e diversi addetti ai lavori. La nostra società, già scuola calcio qualificata, da anni è tra le poche ad essere riconosciuta dalla FIGC come scuola calcio di elite. Qualche giorno fa, l’assessore ai Lavori Pubblici Simone Pace, ha giustamente fatto notare che sul campo in erba far giocare tante squadre durante la settimana, inevitabilmente porta al cedimento del campo ed ai tempi della vecchia amministrazione ha ricordato come avesse spinto per far occupare il campo da gioco una sola volta a settimana. Il problema per noi è dove mandare 200 ragazzi. Nonostante la convenzione con lo stadio comunale, occupando gli spazi tutti i giorni, questi non sono stati neanche sufficienti. In questi anni ci siamo dovuti appoggiare anche ad altre strutture. Abbiamo usufruito di un campo di calcio a 5 sintetico, dei campi del centro sportivo Anticolana, dei campi di Tufano, Pantanello, Paliano e Piglio. La nostra società poteva anche pensare di far giocare nel campo comunale una volta a settimana solo 20 ragazzi e gli altri 180? Li mandiamo a casa? Abbiamo sentito dire che tutti vorrebbero utilizzare lo stadio, che ben vengano. Finora non siamo a conoscenza qui ad Anagni, di una scuola calcio con altrettante squadre come la nostra . Vogliamo ricordare e puntualizzare che ad oggi mai nessuno è venuto a chiederci di utilizzare il campo. Nelle ultime due stagioni solo la squadra del Città di Anagni per le gare di campionato ci ha chiesto il campo e noi lo abbiamo concesso a titolo gratuito. Il nostro è un campo di patate, eh già, come non condividere questo termine? Solo nella stagione 2016/17 sono state giocate su quel campo 17 gare del campionato di Promozione con diverse gare di Coppa Italia; 64 gare di campionato delle squadre giovanili regionali; 56 gare di scuola calcio; varie amichevoli; diverse manifestazioni organizzate dalla FIGC., inevitabilmente il terreno cede.
Il manto sintetico si rende necessario, se ci guardiamo intorno e vediamo che a Supino, Alatri, Ferentino, Colleferro addirittura con due campi, Piglio e Paliano hanno il sintetico, forse un motivo ci sarà. Altrimenti per mantenere il campo in erba naturale dobbiamo ridurre le squadre, mantenere solo 20 ragazzi e mandare tutti a casa, lasciandoli al bar senza nessun punto di riferimento”.
Anna Ammanniti
