Editoriale – Sora giace… mentre la Paolacci ed i suoi “delfini” non trovano pace!

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) In una estate rovente in tutti i sensi, dove il Comune pullula di odii e vendette politiche, dove la grande novità è il “gruppo dell’acquario” che, ufficialmente costituito, rappresenta la lunga mano di Cassino su Sora, resta fulcro di importante discussione di palazzo l’assessore al bilancio Paolacci.

Prima donna dell’amministrazione De Donatis ed esponente più famoso della piattaforma (che una volta veniva definita) civica, a detta dei più, è la vera sindaca della città. Sembrerebbe, infatti, che dal giorno dell’insediamento nulla si fa in città o nel palazzo che lei non voglia. Se confrontata con tutti i comuni d’Italia, in cui i vari schieramenti hanno una loro rappresentanza all’interno della giunta comunale, che a sua volta ha un peso politico specifico, direttamente proporzionale alle forze presenti in consiglio, il comune di Sora rappresenta un caso a parte. L’assessore al bilancio, non eletta dai cittadini sorani e ripescata soltanto per la quota rosa (guarda caso tra tante candidate donne proprio lei!), con un solo consigliere di riferimento, di fatto ha da sempre detenuto le chiavi della stanza dei bottoni, con il potere di sbattere la porta in faccia ai non graditi e la forza di far diventare realtà le decisioni prese. E’ lei, infatti, che apre e chiude i cordoni della borsa economica a suo totale piacimento, reperendo risorse per le iniziative che reputa importanti e lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. La volontà dei colleghi di maggioranza è sempre stata di poco conto. È sempre lei che riceve spesso i cittadini al posto del Sindaco, così come è lei, e soltanto lei, che incontra associazioni e comitati, come se assommasse su di sé tutte le deleghe assegnate dal Sindaco ai restanti assessori e consiglieri. Su tutto ha sempre avuto da dire e su tutti ha sempre avuto da comandare. La motivazione del perché l’intero “entourage” politico della maggioranza, tutti nessuno escluso!, abbia contestato solo a chiacchiere la sua figura per poi permettere di fatto il persistere di questo monopolio politico, sfuggirebbe anche ai più attenti studiosi dei fenomeni paranormali. Ultimamente, però, le voci di palazzo dicono che “il vento politico” stia cambiando. Il “gruppo dell’acquario”, che sarebbe il gruppo forte perché “gruppo di Cassino”, sembrerebbe deciso a metterla da parte. Eppure tutto intorno a lei è sempre un pulsare di inchini, di bacia mani, di yes-man. Tra i tanti proseliti che si inginocchierebbero davanti “a sua maestà”, spicca il sindaco (suo inestimabile fan) e subito dopo l’assessore alla cultura Sandro Gemmiti. Diventato da tempo l’uomo-ombra dell’assessore al bilancio, si dice che la sua permanenza in giunta sia garantita esclusivamente dalla Paolacci e non più dal consigliere di riferimento, che appare sempre più defilato e che, secondo i ben informati, dovrebbe averlo scaricato. Il Maestro, in effetti, ha bisogno di chi gli faccia da scudo e lo metta a riparo dall’essere bersaglio ideale di tutti per le sue innumerevoli e continue gaffes. Ed ecco che leggiamo dai quotidiani, titoli sull’imminente apertura dell’archivio “Valente” come soluzione ad un problema ventennale, senza considerare che De Donatis è alla sua terza legislatura. Ed ecco che alla sala “Simoncelli” della biblioteca comunale, appare, scompare e poi riappare una targa donata al Comune da un’importante associazione internazionale impegnata da anni nel sociale. Muovendosi con la leggiadria di un elefante dentro un negozio di cristalleria, Gemmiti, di nuovo a titoli cubitali, annuncia la riapertura della biblioteca comunale. Peccato che, avendo trasferito il suo ufficio nel bar vicino al Palazzo della Cultura, gli sia sfuggito che la stessa non è stata mai davvero chiusa, grazie all’impegno e all’abnegazione dell’assistente di biblioteca, coadiuvata da colleghi e da volontari del servizio civile. Oltre alle inesattezze, raccontate alla stampa, non mancano le gaffe di normale operato. E cosi, la prima serata di una rassegna cinematografica si sarebbe rivelata un fallimento totale, una mostra allestita al museo ed accompagnata da un concerto sarebbe diventata una vetrina per divulgare la sua professione, visto che il curriculum, corredato dalla foto, sarebbe stato inserito nella brochure dell’evento (c’è chi dice pagato con i soldi pubblici dei contribuenti). Povera Sora! Davvero povera Sora! Impossibile poi non parlare delle manifestazioni estive che, quest’anno l’assessore Gemmiti ha avuto tutto il tempo di pianificare e realizzare. Ci si aspettava un “corposo” ed entusiasmante cartellone dell’ESTATE SORANA, ma a fine giugno ancora niente o quasi. Tranne il mormorio generale dell’intera città che attribuisce ad un soggetto esterno, esponente di un partito “contro”, la paternità dell’organizzazione dell’estate 2017, tutto a Sora tace e giace. Speriamo soltanto che questo tabellone di manifestazioni estive non sia la replica sbiadita e scellerata di eventi già visti. La città attende con trepidazione la conferenza stampa di presentazione e soprattutto aspetta di vedere se il tanto chiacchierato “deus ex machina” avrà il coraggio di attribuirsi davanti ai suoi, e pubblicamente, la giusta paternità di quanto organizzato. “E qui comando io, e questa è casa mia ” era il “leitmotiv” di una canzone di Gigliola Cinguetti di tanti anni fa, purtroppo ancora attuale per l’Amministrazione De Donatis che ne ha fatto il “modus operandi”, dimenticando quotidianamente che il Comune non è la casa del Sindaco e/o dell’Assessore di turno, ma è solo ed unicamente la casa di tutti i sorani, nessuno escluso. Non sanno propio amministrare!!! Questa è la realtà. Basta entrare nel Palazzo della Cultura e visitare i corridoi della sezione espositiva per trovarsi innanzi uno spettacolo indecoroso ed indescrivibile che, soltanto le foto inviateci da un cittadino indignato, possono rendere noto al lettore. Tutto è disordine. Tutto è sporcizia. Tutto è caos. Così in politica, così negli uffici, così nei corridoi, così per tutta la città: uno squallore!!! E mentre l’area espositiva è affogata in un disordine che lascia senza parole, rappresentando l’esempio pratico di ciò che regna sovrano sia politicamente che nella realtà, e l’androne delle scale di Palazzo è stato trasformato oramai da tempo in un garage per biciclette, Sora a testa china continua terribilmente a soffrire!!! Alessandro Andrelli  
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