Cassino – Operazione Giada, tutti assolti

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Tutti assolti. Luigi Zonfrilli, Gennaro De Angelis, Giada Belfiore ed il marito Antonio Curti, per il presidente del collegio penale del tribunale di Cassino, la dottoressa Donatella Perna, non sono mai stati ‘teste di legno’ di Nicola Schiavone, figlio del superboss dei Casalesi, Sandokan.

  Un’indagine quella portata avanti dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino che oggi in primo grado di è conclusa con le assoluzioni. Gennaro De Angelis, Luigi Zonfrilli ed i coniugi Curti, Giada Belfiore ed il marito Antonio Curti non avrebbero utilizzato il danaro del clan per acquistare una sartoria di lusso in piazza di Spagna e per allestire sfilate di moda negli Emirati Arabi o per comprare auto e poi rivenderle. L’inchiesta ha preso il via quando Nicola Schiavone, rampollo del boss, viene fermato dalla Guardia di Finanza mentre viaggia a bordo di una fiammante Testa Rossa comprata a Pontecorvo. Quattro anni di verifiche ed accertamenti un’indagine che, nel luglio del 2015, si concludono con l’arresto di quattro persone tutte accusate unitamente ad altre 17 indagate però a piede libero del reato di riciclaggio. Una vera e propria bomba ad orologeria quella fatta scoppiare dagli investigatori del tenente colonnello Massimiliano Fortino, a capo del Gruppo Cassino. Uno tsunami giudiziario che travolse anche l’importante maison di moda. I titolari dell’atelier di successo con sede oltre che a Pontecorvo anche a piazza di Spagna che, secondo quanto appurato dal Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giovanni Conzo, per evitare la rovina finanziaria dopo un momento di crisi, avrebbero accettato ingenti somme di danaro che, sempre secondo le indagini, sarebbero servite a sanare i conti in rosso pur essendo di provenienza illecita. I giudici del tribunale di Cassino hanno invece stabilito l’esatto contrario. A tirare le fila del gruppo sarebbe stato Gennaro De Angelis, l’anziano imprenditore nativo di Casal di Principe ma da anni residente a Castrocielo che secondo le dichiarazioni di numerosi pentiti di camorra prima e collaboratori di giustizia poi, nel corso del tempo sarebbe sempre stato indiscusso riferimento del clan dei Casalesi e quindi uomo di fiducia di Schiavone, nel basso Lazio. Non solo De Angelis dietro l’operazione ‘Giada’ – che prende il nome dell’atelier finito nel mirino dell’antimafia – ma anche Luigi Zonfrilli, imprenditore di Pontecorvo. ‘Gigino’ insieme ad un altro elemento di spicco del clan casertano, Baldassare Licari anch’esso arrestato, avrebbe fatto da tramite tra i legali rappresentati dell’atelier e Nicola Schiavone. Ad essere accusati di riciclaggio anche soggetti residenti a Roccasecca, Castrocielo, San Giorgio a Liri, Villa Santa Lucia, Scampia, Monte San Giovanni Campano e Cellole in provincia di Caserta. Gli interessi di Nicola Schiavone, sotto processo a Santa Maria Capua Vetere per gli stessi fatti, erano tanti e tali che gli investigatori apposero i sigilli ad un parco auto da mille ed una notte con oltre ottanta vetture di lusso, uno yatch, una lunga serie di terreni, appartamenti, caseggiati e anche ad un centro estetico. Tutti bene poi in parte dissequestrati nel corso del tempo.

@nicoletti

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