Sora – La notte del ‘Faone’ di San Giovanni

marfst
3 MIn Lettura
Come da tradizione anche quest’anno, la sera del 23 giugno si terrà a Sora il ‘faone’ di San Giovanni.

Il Falò di San Giovanni è ormai un appuntamento fisso ed atteso dell’estate. I ragazzi ‘del Faone‘, residenti in zona Canceglie, ogni anno si danno da fare per realizzare sul letto del fiume un cumulo di materiale ligneo al cui apice viene posizionata la caratteristica ‘Pepatta‘, la signora di pezza. I ragazzi si sono impegnati moltissimo anche quest’anno per reperire il materiale e posizionarlo sul letto del fiume. Già da diversi giorni, infatti, si respira aria di festa tra le strade del caratteristico rione storico ed un clima di sincera amicizia nella zona di ‘Canceglie‘ dove i ragazzi si sono radunati ed ancora adesso stanno lavorando incessantemente. Un bel gesto da parte loro che sulle orme dei propri padri e dei propri nonni tengono viva una tradizione antica e molto sentita. L’evento richiama sempre un grandissimo numero di persone che, lungo gli argini del fiume, assistono all’accensione del falò ed alla sua successiva esplosione di luce e calore. La serata, presentata da Tonino Bernardelli, sarà allietata dalla musica dell’Orchestrina Biancosarti. Ci saranno, inoltre spettacoli con artisti di strada, il funambolo e per i più piccoli giochi gonfiabili e gelato gratis. La Festa di San Giovanni è molto antica e si rifà ad usi e credenze popolari legate al solstizio d’estate. Nell’antichità molte civiltà erano solite celebrare l’inizio della bella stagione nella notte più corta dell’anno. Proprio dalla volontà di propiziare il raccolto è nata la tradizione del falò di S. Giovanni che secondo la leggenda avrebbe allontanato le forze maligne proteggendo le terre. Nell’antichità, i contadini, usavano anche offrire in sacrificio gli animali in modo da pregare per un raccolto abbondante, abitudine fortunatamente scomparsa. Secondo la leggenda, inoltre, la rugiada che nella notte di San Giovanni si posava sulle coltivazioni aveva poteri magici. E li avevano anche le erbe spontanee raccolte nei campi usate per preparare infusi che sarebbero serviti a curare i malanni fino all’anno successivo.  
Condividi questo articolo
Nessun commento