Le infiltrazioni malavitose, la corruzione e il riciclaggio nel Frusinate e nel Cassinate sono fenomeni che attecchiscono anche grazie alla connivenza ed alla compiacenza di una parte della società che guarda più ai propri interessi come a quelli della collettività. Una parte di società che, pur avendo un ruolo di grande visibilità, tende a fare ‘orecchio da mercante’. E a ‘bacchettare’ questo spaccato di società, senza spina dorsale, presente nel basso Lazio, è stato il presidente della Commissione antimafia, l’onorevole Rosy Bindi che, martedì pomeriggio dopo le audizioni dei prefetti di Frosinone e Latina e dei procuratori capo di Cassino e Frosinone, ha dato voce, per bocca del prefetto di Roma, Paola Basilone, al suo disappunto.
In particolar modo l’onorevole Bindi sottolinea che in provincia di Frosinone, nonostante il grande lavoro di aggregazione e dialogo portato avanti dal prefetto Emilia Zarrilli, lo stesso funzionario di Governo “non è riuscito a firmare un solo protocollo di legalità con organizzazioni professionali o imprenditoriali. Un caso forse unico in Italia”. Di qui l’appello delle presidente dell’Antimafia agli Ordini professionali, che “non possono continuare a coprire i propri aderenti” rispetto alla necessità di contrastare le mafie. Nelle province del Basso Lazio, Latina e Frosinone, restano forti le infiltrazioni mafiose e la corruzione che le stesse organizzazioni criminali riesco ad attuare approfittando di una mentalità poco incline a rispetto delle Leggi e di un territorio fortemente minato dalla crisi economica. Fattori questi che hanno portato ad un incremento del fenomeno. Secretata l’audizione dei magistrati Luciano d’Emmanuele e Giuseppe De Falco, rispettivamente responsabili della Procura di Cassino e Frosinone. Arrivato nella città martire nel novembre del 2015 il procuratore D’Emmanuele in stretta collaborazione con Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e Polizia di Stato, ha dato vita ad una task Force di sostituti procuratori che hanno avviato, e in alcuni casi concluso, indagini delicate e attestanti la presenza di criminalità organizzata sul territorio che parte dalla zona di Gaeta ed arriva alle pendici degli Appennini. Dal litorale pontino, fino ad arrivare nel Sorano, passando per il Cassinate e alcuni paesi dell’Alto Casertano, sono stati arrestati casi di corruzione nelle pubbliche amministrazioni, smantellate presunte organizzazioni dedite al traffico illecito di rifiuti e sgominato ‘gruppi emergenti’ che si contendevano la piazza dello spaccio di droga a colpi di pistola. In ultimo e non per questo meno importante un’indagine inerente il presunto mal utilizzo di fondi governativi destinati ai profughi. Un’inchiesta questa che, una volta terminata, potrebbe dar vita ad un vero e proprio terremoto all’interno della società civile. @nicoletti
