Daniele Carrea allenatore/educatore UISP, tramite una mail commenta l’editoriale “Allenatori senza tesserino, abusivismi nel mondo del calcio che fanno male allo sport”di Anna Ammanniti. Di seguito la sua nota.
“Vorrei ringraziare la dottoressa Ammanniti che nell’editoriale di questa mattina ha descritto tutti gli allenatori/educatori volontari che operano nelle strutture dilettantistiche come degli sprovveduti, orchi senza pietà che rovinano la salute di tutti i ragazzini che giocano a calcio. Se si voleva dare risalto al corso federale (che tra l’altro costa ben 800€ come esposto nell’articolo) lo si poteva fare in maniera più commerciale e con meno condizionamento ideologico, se invece l’idea era quella di porre l’attenzione sulle regolamentazioni in ambito nazionale del settore giovanile beh.. li ce ne sarebbe davvero da scrivere ma personalmente ritengo con toni diversi da quelli utilizzati nell’articolo. Per chiudere questo mio sfogo proporrei lo stesso suggerimento fornito dalla dottoressa Ammanniti: perché non chiedere il certificato di abilitazione alla professione a chiunque scriva articoli di giornale professandosi giornalista? Con la penna a volte si fanno sicuramente più danni che non insegnando ai bambini a divertirsi con le regole dello sport.” Qualche precisazione di Anna Ammanniti: “Sig. Carrea, sono dispiaciuta sul fatto che non abbia capito il senso delle mie parole. Il mio editoriale nasce da una serie di informazioni raccolte tra genitori ed addetti ai lavori. Non è un’accusa rivolta a tutti gli allenatori ed educatori, il mio articolo denuncia l’abusivismo, ponendo l’attenzione su chi svolge l’attività senza essere adeguatamente formato. La formazione è necessaria perché si ha a che fare con i bambini ed insegnare loro un movimento sbagliato potrebbe arrecare danni alla salute, stesso discorso vale per un atleta di una qualsiasi età. Esiste il corso in cui si apprende come approcciarsi con gli atleti sia dal punto di vista psicologico che sportivo e per professare l’attività bisogna essere muniti di patentino. Il mio articolo mette in risalto questo e non fa di tutta l’erba un fascio, tantomeno non era mia intenzione pubblicizzare il corso federale.” La nota del Direttore, Alessandro Andrelli “Il confronto è la base della società, specie in un regime democratico come quello che si vive in Italia. Abbiamo racconto l’invito della nostra collaboratrice Anna Ammanniti, mamma oltre che giornalista, e il suo articolo è diventato un editoriale perché in primi il sottoscritto ha condiviso quanto da lei sostenuto e riportato su Tg24Sport.it. Signor Carrea, grazie per la sua email. La collega Ammanniti, non solo ha scritto un articolo che condivido in pieno, ma ha raccontato, purtroppo, quello che spesso si vive nell’ambiente calcistico, e parlo di settore giovanile. Ci addentreremo in questo mondo, ricco di complessità e di controversie, nelle prossime settimane. Fare sport in Ciociaria non è semplice, ma cosa risulta semplice fare nel nostro territorio? Forse criticare. Rispettiamo le sue idee, ma sosteniamo che purtroppo la situazione sia tutt’altro che “rose e fiori” e che occorra far capire a tutti, o almeno provarci, come il sistema calcio può migliorarsi per il bene della società e non solo per interessi prettamente economici. Perché spesso questo è i nodo della faccenda. Il “Dio Denaro” purtroppo è giudice supremo anche in questo settore, e chi non se ne rende conto o sostiene il contrario purtroppo non conosce la realtà per come si è trasformata nell’ultimo decennio. Un’ultima considerazione sulla questione prettamente tecnica del “certificato di abilitazione per giornalista”. La nostra collaboratrice Anna Ammanniti, dopo anni di sacrifici, ha conseguito in questi mesi il tesserino di giornalista pubblicista (ormai una rarità per la nostra terra!!!), ma al di là di questo, avendo un Direttore Responsabile, che tra le sue mansioni ha quello di vigilare sui contenuti pubblicati sulla propria testata, non è obbligata ad avere un tesserino per poter scrivere e raccontare. Occorrono altri requisiti, come il senso di responsabilità e legalità, la conoscenza della lingua italiana, la curiosità giornalistica e il rispetto del cittadino, tanto per citarne alcuni, e chiaramente la fiducia del proprio Direttore”.
