Alatri – Acropoli: chiuso il Chiosco, scoppia la bagarre

Andrea Tagliaferri
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La mancata realizzazione della gara ad evidenza pubblica per l’assegnazione dell’attività ha portato alla revoca dell’autorizzazione ed ha scatenato una vera e propria rivolta in città

La notizia, che potrebbe sembrare di poco rilievo perché riguarda una delle tante attività commerciali della città, in realtà per diversi fattori è diventata un vero e proprio “caso”. Parliamo del Chioscoda Pippetto” sull’Acropoli di Civita ad Alatri e della revoca dell’autorizzazione per la famiglia che lo gestisce da anni da parte del Comune che, dopo numerose deroghe e proroghe, ha dovuto prendere una decisione che ha scontentato molti. Un bar/ritrovo che da diversi anni ormai ravviva e fa popolare il parco della cattedrale con residenti, giovani e meno giovani, e forestieri. In effetti a ben pensarci è l’unico baluardo di “vita” che si può trovare nel punto più alto della città e, d’estate, diventa un vero e proprio punto di riferimento per tutti, assicurando nel contempo anche sicurezza, controllo e pulizia dell’intera area circostante. La famiglia Galuppi, infatti, divenuta un vero e proprio simbolo del cuore storico della città, oltre a gestire il proprio chioschetto, si prende cura da anni, gratuitamente, del verde pubblico di Civita, della pulizia dell’area giochi dei bimbi e degli scavi archeologici e anche della manutenzione ordinaria. In più, come molti ricordano sui social e con lettere aperte indirizzate al Sindaco, a questa famiglia e al chiosco sono state chieste per anni adesioni gratuite a manifestazioni organizzate dal Comune e da privati. Addirittura, si legge in una nota pubblica sui social, qualcuno ricorda come il Chiosco abbia accolto anche lavoratori inseriti nel progetto dell’associazione “Filo di Arianna” in campo all’Amministrazione, insomma dimostrando costantemente una dedizione che va al di là del puro interesse privatistico. Sia chiaro, la necessità di regolarizzare l’affidamento del servizio è un obbligo normativo e le continue deroghe e proroghe non sono più ammissibili, e in questo l’amministrazione deve continuare sulla strada della normalizzazione di una eccezione che da troppi anni va avanti. Tuttavia non si capisce ora l’urgenza, a inizio stagione, di chiudere improvvisamente l’attività senza che vi sia ancora un qualche avviso di evidenza pubblica, lasciando la famiglia “a piedi” e la città senza il punto di ritrovo e di riferimento per l’intera estate. Vedremo se le pressioni dell’intera comunità, dai politici, alla famiglia, ai cittadini fino agli altri commercianti, porteranno ad una ennesima soluzione temporanea per salvare la stagione seguita, magari, dalla tanto attesa regolarizzazione dell’intera faccenda mediante l’espletamento di una regolare gara ad evidenza pubblica. In attesa di dichiarazioni dell’Amministrazione sul caso, speriamo solamente che non si esacerbi ancora il clima già teso per evidenti motivi. Andrea Tagliaferri
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