Continua il coro di “no” al Bilancio appena approvato dalla maggioranza. Questa volta a spiegare le motivazioni del dissenso è il consigliere comunale Antonello Iannarilli che spara a zero su tutta la linea.
Il primo argomento su cui l’esponente di minoranza alza la voce è quello relativo al tagli generalizzato di servizi fondamentali per i cittadini e all’ eliminazione o riduzione dei vantaggi per le famiglie più disagiate. “Ormai è prossima la chiusura dell’Asilo Nido- attacca Iannarilli– ed il forte inasprimento delle regole che permettono la fruizione dei servizi di mensa e trasporto scolastico ha decorrenza immediata. Nella Nota Integrativa al Bilancio la descrizione delle modifiche apportate a tali servizi non lascia spazio a dubbi. Il buono pasto passa da € 3,50 ad € 3,70 e la esenzione dal pagamento per chi è in difficoltà viene eliminata. Per le fasce più deboli della popolazione è prevista una contribuzione sulla base di criteri che saranno oggetto di specifico regolamento! La cancellazione della esenzione dal pagamento della tariffa– continua il consigliere- è stata stabilita anche per il servizio di trasporto scolastico. È prevista una contribuzione analoga al servizio di refezione scolastica e, quindi, con un regolamento che dovrà essere adottato, si stabiliranno i criteri per poter accedere al sostegno economico. È inaccettabile che la grave crisi finanziaria in cui versa il Comune di Alatri, provocata da una gestione delle risorse pubbliche svincolata da una seria programmazione, debba ora comportare la cancellazione di servizi che ritengo essenziali soprattutto per la funzione pedagogica e di coesione sociale che essi assicurano”. Altro punto su cui Iannarilli lancia l’allarme è quello già sollevato nei giorni scorsi dal suo omologo Addesse, l’aumento della tariffa per lo smaltimento rifiuti. “Sulla stessa linea è la decisione di questa Amministrazione di aumentare in modo notevole la TARI, a tale titolo inserendo, in Bilancio, un maggior stanziamento di € 625.000. Ritengo di dover intervenire di nuovo, come già fatto in Consiglio, per stigmatizzare la illegittimità della procedura osservata. Gli aumenti sono stati applicati in assenza del Piano Economico Finanziario del Gestore e della rendicontazione delle spese effettivamente sostenute nel 2016 nonché della dimostrazione delle percentuali dei rifiuti smaltiti e di quelli differenziati. I Costi Operativi del Gestore devono essere riferiti all’anno immediatamente precedente quello per il quale si determinano le tariffe e devono indicare le spese che il Gestore stesso ha affrontato per il Personale, per Beni e Servizi, per Investimenti, suddivise tra le varie attività. In assenza di tali dati, in possesso del Gestore, non si comprende come si possa giungere alla rideterminazione delle tariffe. La documentazione che il Consiglio esamina in sede di approvazione della TARI, deve contenere dati che corrispondono al servizio affettivamente svolto. Questo è un elemento essenziale ed inderogabile […] i prospetti sottoposti al suo esame corrispondono al vero quando invece sono relativi a gestioni degli anni passati”. Per rendere più chiara la situazione, Iannarilli indica esempi di aumenti a carico di famiglie e attività commerciali contenuti nel bilancio: nucleo familiare di 3 componenti passerebbe da 0,870 €/m2 + € 110,16 (spese fisse + variabili) del 2015 a 1,060 €/m2 + € 141,03 del 2017; negozi, cartolibrerie etc passerebbero da 2,060 €/m2 + € 2,682 del 2015 a 2,487 €/m2 + € 2,352 del 2017; negozi generi alimentari da 4,168 €/m2 + € 4,337 del 2016 a 4,824 €/m2 + € 4,552 del 2017 , dopo la notevole diminuzione registrata tra il 2015 e il 2016 che, secondo Iannarilli, era dovuto esclusivamente alla concomitante tornata elettorale ed oggi non più sostenibile. Andrea Tagliaferri
