Atina – Attacco del Comitato Cittadino sull’abbattimento dell’ex scuola elementare

Caterina Paglia
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Delocalizzazione e finanziamenti prima ed ora si passa all’abbattimento dell’ex scuola elementare “Giuseppe Visocchi”. Qualcosa non torna e in tal senso si è formato un Comitato Cittadino composto da circa 350 residenti che dissentono dalla decisione del sindaco Silvio Mancini.

“Il primo cittadino avrebbe dovuto motivare una scelta così estrema – spiegano dal Comitato – dalle conseguenze economiche e di sicurezza che ricadono sulla comunità, attraverso una documentazione più esaustiva. Oltre 350 cittadini la richiedono formalmente”. Il caso dell’ex scuola situata nel centro storico di Atina, in via Vittorio Emanuele sta creando numerose polemiche e l’ennesima spaccatura tra Atina Superiore e Atina Inferiore, soprattutto in vista delle elezioni comunali che si terranno il prossimo anno. Cerchiamo di fare chiarezza. “A seguito della decisione del Comune di Atina di demolire lo stabile che ha ospitato fino al 2009 la scuola elementare – si legge in una nota – è stato costituito un Comitato Cittadino per fare richiesta al sindaco della seguente documentazione: l’istanza rivolta dal Comune di Atina alla Regione Lazio in data 3 marzo 2015, protocollo n°2195; la nota del 18 marzo 2015, protocollo n°148851 della Regione Lazio; la Relazione tecnica sulle condizioni strutturali o altra idonea documentazione volta a giustificare l’abbattimento dell’edificio. Tale Comitato si è formato in seguito alla pubblicazione sull’albo on line degli atti amministrativi relativi alla costruzione di un nuovo edificio scolastico (un campus) in località Ponte Melfa. Nella relazione illustrativa del progetto Campus in Valle di Comino è prevista la demolizione della struttura del centro storico, come conseguenza della delocalizzazione del finanziamento della Protezione Civile di ben 1.770.000.00 euro, destinato originariamente a dotare il centro storico di una ‘struttura strategica’ per fini della Protezione Civile. A parere del Comitato, una tale scelta priva l’intera comunità di un’importante struttura di pubblica utilità, nonché strategica in caso di calamità naturali. Infine – sottolineano sempre dal Comitato – ci chiediamo quale sia il criterio di scelta di abbattere, con i fondi destinati al suo miglioramento sismico, uno stabile edificato circa 30 anni fa, con uno sviluppo di 11.800 metri cubi di volume e costato alla collettività diversi miliardi di euro”. Caterina Paglia
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