Acuto – Dalla cella 209 di Teheran alla Terra dei Papi in Ciociaria

Irene Mizzoni
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La presentazione del libro “Poesie dalla prigione” (Del Verri Editore) si terrà sabato 8 aprile, alle ore 17, nella Chiesa di San Sebastiano, su iniziativa del Comune e dell’Aps Gianni Ballerio.

Il canto di dolore e speranza dell’iraniana Mahvash Sabet. L’evento patrocinato da Amnesty International e Religion for Peace. Il comunicato “Dalla cella 209 alla storica Chiesa di San Sebastiano di Acuto. Dal carcere di massima sicurezza di Evin, a nord ovest di Teheran, a una delle più antiche chiese parrocchiali della Ciociaria. Sabato 8 aprile i versi dell’iraniana Mahvash Sabet, condannata a vent’anni per la sua appartenenza alla religione baha’ì, risuoneranno liberi nell’incantevole borgo della terra dei Papi. Ad aprire le porte, nella storica chiesa di San Sebastiano, ad una selezione dei componimenti poetici scritti dalla Sabet nei primi anni di segregazione e pervenuti all’esterno grazie a vari intermediari, l’Associazione di Promozione Sociale “Gianni Ballerio”, promotrice dell’iniziativa, in collaborazione con il Comune, la Biblioteca comunale e la comunità Baha’ì di Acuto. L’evento, che gode del patrocinio di Amnesty International e di Religions for Peace, si qualifica come un momento di condivisione e riflessione sui diritti fondamentali dell’uomo, e fa luce su un’opera che nel 2014 ha ottenuto il riconoscimento di Pen International, organizzazione che dal 1921 promuove la letteratura, la libertà di espressione e il libero scambio del pensiero nelle nazioni e fra le nazioni. «Il volume è uno strumento prezioso che consente di riflettere sugli aspetti della violazione dei diritti umani, in particolare di appartenenza religiosa e delle donne», spiegano all’Aps Ballerio, onlus presente e operativa in quindici regioni e trentadue province d’Italia attraverso una consolidata rete di soci. E di libertà di pensiero e di religione parla la vicenda umana di Mahvash Sabet. “Poesie dalla prigione” (Del Verri Editore) racconta l’intenso vissuto interiore di una donna privata della libertà, quindi alle prese con un bisogno incontenibile di comunicare. Con il Creatore, fonte di speranza e coraggio in ogni istante dei durissimi anni di segregazione e di isolamento. Con gli affetti più cari, da cui è stata strappata. Con il mondo, per continuare a sentirsi viva e a resistere e per colmare la distanza che in questo momento della sua vita la separa dagli uomini liberi. Quella della Sabet è anche una poetica di impegno civile. Lo è quando si addentra nei meandri dolorosi della vita in carcere e assume i connotati della denuncia delle sofferenze subite dalle compagne. Un’opera preziosa sotto l’aspetto dei contenuti, ma anche dal punto di vista linguistico e stilistico, per il ricorso dell’autrice alle forme antiche della poesia mistica persiana. Che ha impegnato per quasi due anni Faeseh Mardani e Julio Savi, laurea in Lingua e Letteratura Persiana e Dottorato di ricerca in Studi Iranici la prima, traduttore, poeta e autore di libri e articoli pubblicati in Italia e all’estero in diverse lingue il secondo. Il risultato è un’antologia che tocca le corde dell’anima. Che al lettore offre la possibilità di avvicinarsi alla realtà della Comunità Bahà’ì in Iran e più in generale una finestra sul mondo attraverso la quale guardare ai valori dei diritti umani. Alla presentazione del libro, fissata per sabato 8 aprile nella Chiesa di San Sebastiano (ore 17), interverrà la traduttrice Faezeh Mardani e tre lettori – Cristina Cini, Chiara Consalvi e Pino Tarantino – che offriranno al pubblico la lettura di nove poesie tratte dalla preziosa antologia, intervallate da tre intermezzi per violino a cura di Fabrizio Andreassi. A curare l’introduzione, la giornalista Patrizia Cucca e la poetessa acutina Maria Letizia Agostini”. Jackal
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