La questione “buttafuori” dopo l’omicidio di Emanuele Morganti è esploso in maniera evidente, non solo in Ciociaria. Questione di regole, questione di professionalità, questione di umanità, questione di serietà. Un operatore di sicurezza, più volgarmente “buttafuori”, ha scritto una lettera aperta, che pubblichiamo integralmente. Parole dure, precise, decise e toccanti.
Caro Emanuele, sono un ragazzo di quasi 40 anni e di lavoro faccio il buttafuori. Anzi, non sono un buttafuori ma sono un “addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi “, ovvero un operatore di sicurezza. Non ti ho mai conosciuto, non ti ho mai visto ma nel sentire e nel leggere quello che ti hanno fatto ho sentito addosso la violenza che hai subito. Ho i brividi solo a pensare cos’hai potuto vivere in quei momenti. Ho le lacrime agli occhi se penso a Ketty, ai tuoi amici, alla tua famiglia. Quella sera poteva esserci chiunque al tuo posto, chiunque. E’ proprio questa, forse, la cosa che fa rabbrividire: l’impotenza. Il non poter fare nulla. Ho deciso di scriverti questa lettera per ringraziarti, perché grazie a te oggi si riuscirà a capire la differenza tra un “ buttafuori “ e tra un “ operatore di sicurezza “. Molti, ancora oggi, mi chiamano buttafuori anche se a me questo termine non piace. La differenza non è solo nella forma, ma è nel contenuto. Un buttafuori si ritiene tale solo perché sa usare bene le mani; un “ operatore di sicurezza “ si ritiene tale perché ha seguito, superato, e pagato profumatamente, un corso tenuto dalla Regione. Un buttafuori si ritiene un tutore della legge; un operatore di sicurezza sa di non essere un poliziotto o un carabiniere e sa che la prima cosa da fare in caso di situazione critica è proprio quella di chiamare le forze dell’ordine. Un buttafuori, solitamente, se la prende coi più deboli perché sa i più forti posso creargli casino; un “ operatore di sicurezza “ non se la prende con nessuno, perché sa che il suo lavoro è quello di controllare e garantire la sicurezza dei presenti. Un buttafuori decide chi buttare fuori dal locale, fregandosene di ciò che può accadere fuori; un operatore di sicurezza non può fregarsene di quello che accade fuori perché è pagato per “ garantire la sicurezza dei presenti “. Un buttafuori va in giro coi manganelli, un operatore di sicurezza sa che chi va in giro coi manganelli nei locali o è una forza dell’ordine o è un criminale. Un buttafuori pensa che la violenza sia la soluzione; un operatore di sicurezza sa che la violenza è l’arma usata dagli stronzi. E cosa fanno molti proprietari di attività commerciali? Chiamano i buttafuori, perché costano meno e soprattutto per tenerseli buoni. Insomma, nonostante sono privi di alcun titolo e di alcun requisito, nonostante non potrebbero prestare alcun servizio di sicurezza continuano a lavorare nei locali. Continuano a prendere denunce per aggressione, continuano con la loro arroganza e continuano a fare un lavoro che non sanno fare e che non potrebbero fare. Caro Emanuele, sono anni che faccio questo lavoro e non ho mai picchiato nessuno, mai creato disordini, sono sempre tornato a casa orgoglioso di essermi guadagnato quei pochi soldi in modo dignitoso e rispettando quei valori che la famiglia, la scuola e anche la strada mi hanno insegnato, ovvero il rispetto dell’altro. Caro Emanuele, mi vergogno per quello che ti hanno fatto. Non lo dico né da operatore di sicurezza ma solo e semplicemente da essere umano.
