Cassino – Baracche sequestrate: “Dateci un bene confiscato per non morire di fame”

Irene Mizzoni
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“Se fossi stato abusivo non avrei avuto un regolare contatore dell’Enel e quello dell’acqua. Se fossi stato abusivo l’allora sindaco Scittarelli e l’allora comandante dei Vigili Urbani, il generale dei carabinieri in congedo, Giuseppe Messina, non mi avrebbero fatto effettuare lavori di adeguamento e decoro con una struttura in ferro da 30mila euro. Non voglio contraddire ciò che la magistratura ha deciso, per quello ci sono i tribunali e gli avvocati, ma voglio dire al sindaco D’Alessandro e al suo vice Carmelo Palombo, che la ‘tolleranza zero’ in questa città non può essere fatta solo contro i deboli. Noi siamo poveri Cristi che facciamo una vita di sacrifici. Non abbiamo un Santo protettore. È facile dire che siamo abusivi. Perché non dicono che nel corso di una sola riunione e non diverse come hanno voluto far credere, abbiamo anche lanciato una proposta giusta ed equa: abbiamo chiesto di poter affittare un bene confiscato alla malavita, situato in via Garigliano e da tempo di proprietà comunale. In quello stesso piazzale anni fa esisteva una rivendita di frutta. Potremmo così continuare la nostra attività senza intralciare nessuno”. Massimo Torrice è uno dei sei commercianti storici di Cassino che nella giornata di venerdì di è visto notificare il decreto di sequestro dell’attività in via Garigliano.

“Le forze dell’ordine sono state di grande umanità. Loro eseguono gli ordini. La magistratura del resto fa il suo dovere. Se qualcuno presenta un esposto, la Procura deve indagare ed agire in via cautelativa come nel nostro caso. Ma prima di arrivare a questo dov’erano gli amministratori che venerdì non hanno avuto neanche il coraggio di accompagnare Carabinieri, Polizia e Finanza. Questo non è da uomini. Io ho tutte le carte in regola ma loro, invece, hanno la coscienza a posto?”. Il signor Torrice, documenti alla mano, ci mostra il regolare pagamento della tosap (circa 16mila euro dal 2008 ad oggi) per quanto riguarda il solo pubblico e l’insegna. Il terreno dove sorge la struttura è invece di proprietà privata. “Lo stesso padrone del pezzo di terra dove mi hanno fatto realizzare il container è pronto a testimoniare – conclude Torrice – perché le persone di cuore ancora esistono su questa terra”. @nicoletti        
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