Cassino – Revoca a Di Zazzo, Petrarcone: “Già decisa da tempo”

vincst
5 MIn Lettura
“Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesima puntata tragicomica della amministrazione che dal giugno 2016 (ahinoi!) è “alla guida”, si fa per dire, della nostra gloriosa città. Tullio Di Zazzo, da qualche giorno cacciato dalla Giunta Comunale, ha cominciato a vuotare il sacco. Ed il sacco, purtroppo per i poveri cittadini di Cassino, sembra pieno di tante brutte sorprese; altre sono contenute in tre buste sigillate in possesso del nostro ex assessore”. Così l’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone interviene sulla revoca delle deleghe a Di Zazzo.

“Come ben sapete a Di Zazzo è stato dato il benservito, in tronco, reo di aver rilasciato un permesso per il posizionamento di un gazebo nella centrale Piazza DiamareVoglio per onore di verità far presente che un simile permesso era stato più volte richiesto nell’ultimo anno della mia amministrazione, e che, per una chiara ed univoca scelta politica, rigettammo, sia perché il regolamento comunale non prevedeva tali istallazioni su luoghi pubblici, e sia perché sarebbe stata una evidente bruttura ed avrebbe creato un pericoloso precedente.

Ma la cosa paradossale – ha spiegato Petrarcone – e per nulla credibile è che un sindaco, che vive e frequenta la città, non si sia accorto di un gazebo posto nel cuore della città, perdipiù di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio ed al Teatro Manzoni. Inoltre appare ridicolo ed offensivo del buon senso e dell’intelligenza della cittadinanza far credere che una richiesta così singolare ed invasiva non sia stata messa a conoscenza del primo cittadino. Se al sindaco davvero ripugnasse quel gazebo, non dovrebbe far altro, con un provvedimento di autotutela, che revocarne il permesso. Ma forse è proprio questo il problema! Perché in questo caso dovrebbe ricevere l’ordine da Mario Abbruzzese, vero burattinaio di questa amministrazione comunale. La verità è un’altra: l’assessore Di Zazzo è stato cacciato perché la sua nomina è stata una vera e propria “cambiale” elettorale, a termine. Tutti gli addetti ai lavori erano ben sicuri che Tullio Di Zazzo sarebbe stato il primo componente della giunta comunale a saltare, non avendo in seno alla maggioranza consiliare alcun riferimento ed alcuna garanzia. Ma quello che lascia basiti ed inorriditi tutti coloro che fanno politica è la sfrontatezza, per non dire altro, con cui D’Alessandro ha gabbato i cittadini ed elettori di Cassino in campagna elettorale. Tralasciando quanto promesso sia sulla vicenda ACEA, sulla Tolleranza Zero e sul rispetto della legalità, egli è salito sui palchi promettendo ed assicurando che non avrebbe fatto accordi con nessuno. Posso affermare, senza tema di smentita, che il sottoscritto ha urlato sui palchi e nelle piazze quelle stesse parole, tenendo però fede a quegli impegni presi con i propri concittadini. D’Alessandro invece, come è aduso fare, ha predicato bene e razzolato male. Mi limito per ora a commentare questa vicenda, non dimenticando tutti gli altri patti, accordi e promesse fatti sottobanco con molti “notabili” della politica locale che, numeri alla mano, gli hanno permesso di vincere solo di strettissima misura”.

Aggiunge poi: “Quanto a Di Zazzo è emerso che un patto sottoscritto ci sia stato già prima dell’effettuazione del ballottaggio, con specificazione delle deleghe da andare a ricoprire. Si è trattato di un vero baratto, niente a che vedere con il “baratto amministrativo”, di cui si riempie la bocca l’assessore, tuttofare, Leone. Ciò che ancor più inquieta è la netta ed incontestabile diversità tra una firma e l’altra con cui si è promesso e poi nominato l’ing. Di Zazzo. La grafologia non è una scienza esatta, ma chi si è occupato professionalmente di essa, riesce ad individuare con certezza quando le firme provengono da mani diverse o vergate artatamente con diversa grafia. In questo caso il sindaco dovrà chiarire alla città, senza dire altre bugie, se le sue firme sono autentiche, ancorchè diversissime, o se una delle due è stata alterata o, addirittura, estorta dal beneficiario. Conosco bene l’ing. Di Zazzo e, sebbene non siamo mai stati in sintonia sulle scelte politiche, non lo ritengo capace di alterare una firma su atti di così grande rilevanza. Ed allora aspettiamo con ansia quanto saprà dirci il sindaco in merito, avvertendolo sin d’ora che, nel caso in cui non riuscirà ancora una volta  a convincere noi cittadini della trasparenza dei suoi atti, non gli resterà altro che rassegnare le dimissioni”. (foto generica dal web) 

Condividi questo articolo
Nessun commento