La delusione del Sindaco Giuseppe Morini, del Consigliere Tarcisio Tarquini e del candidato Roberto Addesse che, seppur per motivi differenti e con diversi accenti, criticano il voto e il meccanismo attuale.
C’era da aspettarselo sicuramente, ma a cose fatte da ancor più fastidio vedere che la terza città della provincia per numero di abitanti, che assieme all’Hinterland arriva a più di 50 mila persone, venga ignorata in un processo democratico così rilevante, seppur di secondo livello come vuole la Legge Del Rio che ha riformato le Province. Tra l’altro non molti
elettori e cittadini sapevano di questa tornata elettorale proprio perché “di secondo livello”, ovvero affidata ai consiglieri comunali e ai sindaci dei 91 Comuni della provincia frusinate, che scelgono tra loro chi li rappresenterà in Consiglio provinciale. Per primo abbiamo registrato il sentimento ambivalente del Sindaco di Alatri, ing. Giuseppe Morini,
che si è detto soddisfatto per il risultato del Centro sinistra e del PD in particolare, ma ha sottolineato la grande amarezza per la propria città non tanto per campanilismo, quanto più perché essa rappresenta, appunto, la terza città della provincia e perché alle ultime elezioni il centro sinistra ha registrato un notevole risultato, cosa che da altre parti, premiate dal voto attuale, non è accaduto. “Un voto che non rappresenta un esempio di democrazia perché molto complesso e ambiguo come meccanismo. I Cittadini non eleggono più direttamente i propri rappresentanti e, come vediamo, la meritocrazia non esiste più, a favore di scelte tutte interne ai partiti”. Sul risultato Morini ha fatto le proprie congratulazioni agli eletti e si è detto soddisfatto del mantenimento della maggioranza per il Presidente Pompeo.
“Almeno abbiamo scongiurato il rischio di soccombere al centro destra” ha concluso salutandoci. Dall’opposizione abbiamo ascoltato, invece, Tarcisio Tarquini, che più volte prima di queste elezioni aveva invocato invano un accordo per l’espressione di un candidato unico per Alatri. “Ritengo che l’unica strada per dare senso alle elezioni per il consiglio provinciale sarebbe stata quella di fare in modo che il nostro comune esprimesse unitariamente una candidatura istituzionale; probabilmente con i soli voti dei consiglieri comunali di Alatri si sarebbe potuto raggiungere il risultato di avere in quella assise un rappresentante della città che, al pari dei rappresentanti delle altre comunità, cercasse di garantire un ruolo vero di difesa del territorio. Mi dispiace non sia stato possibile arrivare a qu
esto accordo. E i risultati delle votazioni mi confermano che il Consiglio provinciale sarà più palestra per gli scontri o le diplomazie dei partiti e delle correnti che altro: come, del resto è stato prontamente colto, in sede di presentazione delle elezioni, da tutta la stampa locale. Auguro agli eletti buon lavoro e che sappiano smentirmi” ha concluso Tarquini. Di elezioni “non normali” ha parlato chiaramente Roberto Addesse, consigliere comunale di Alatri e candidato nelle fila del centro destra. “E’ stata una esperienza positiva nonostante alla prima esperienza in una competizione elettorale molto strana… sono mancati diversi voti di “personaggi” che avevano dato la loro parola ma si vede che per loro questo è un comportamento normale. Ma di normale in questa elezione c’è ben poco, basta vedere che gente che ancora oggi si ritiene di Forza Italia ha votato in candidato del Pd!! Sono abituato a confrontarmi ed a chiedere il voto ai cittadini e spero vivamente che a breve questa anomalia delle elezioni provinciali venga eliminata”.
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