Editoriale – Addio Avvocato Troiano, testimone di una tragedia che decise la partita della vita

Alessandro Andrelli
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(di Roberto Caporilli) Una foto simbolo dell’evento che ha cambiato la storia dello sport, un’istantanea che rappresenta l’importanza degli episodi nella vita di ognuno.

Episodi. Tante volte decidono una partita di calcio ma possono essere fondamentali anche nella vita reale. Fanno la differenza fra una vittoria e una sconfitta, fra la vita e la morte. L’avvocato Davide Troiano ha finito la sua partita questa mattina, in un letto dell’ospedale Gemelli di Roma, ma i suoi 90 minuti li ha giocati appieno, tutti d’un fiato, senza risparmiarsi mai. Voi, appassionati di calcio, avete già visto l’avvocato almeno una volta nella vostra vita, purtroppo. Pur non incontrandolo dal vivo, il volto di Troiano e di suo figlio Guido sono apparsi davanti ai vostri occhi diverse volte e vi vengono riproposti ogni 29 maggio. Quel giorno di quasi 32 anni fa l’avvocato e suo figlio furono, loro malgrado, protagonisti di un avvenimento, di un episodio appunto, che cambiò per sempre la storia del calcio e dello sport in Europa e nel Mondo. Il 29 Maggio 1985 è una data impossibile da dimenticare per ogni tifoso juventino ma è un giorno impresso nella memoria di tutti gli appassionati di sport, di quello sport pulito ma passionale, inteso come alternarsi di gioie e sofferenze ma senza mai trascendere nella violenza. Quel giorno, invece, a Bruxelles di violenza ce ne fu a non finire, una vera e propria mattanza nella quale persero la vita 39 persone, colpevoli solamente di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, una casualità che negli ultimi mesi è diventata il terrore della maggior parte di noi. Andare a un concerto, visitare un mercatino, andare a vedere una partita: attività normali, parte integrante della nostra cultura, che oggi come allora possono rivelarsi fatali. Per motivi diversi, in momenti storici differenti, ma il filo conduttore rimane lo stesso: la morte, che colpisce quando meno te l’aspetti. Allo stadio Heysel l’avvocato Troiano e il figlio diventarono simboli inconsapevoli di chi ce l’ha fatta, di chi è scampato alla furia distruttiva degli hooligans inglesi, di chi è sopravvissuto a una strage causata anche da gravi inadempienze organizzative. Quell’episodio ha scritto la storia e chi ci si è trovato coinvolto ne è diventato suo malgrado protagonista. Il signor Davide e Guido, però, lo sono diventati più degli altri: la loro fuga precipitosa, la disperazione di un uomo in camicia che porta per mano suo figlio lontano dalla strage, lo sguardo atterrito di un adolescente con la bandiera in mano e la sciarpa al collo; dietro loro soltanto morte e distruzione. Questa istantanea è diventata il simbolo della strage, il simbolo di una violenza che nulla dovrebbe avere a che fare con lo sport, una foto che sta a testimoniare quanto nella partita della vita gli episodi facciano la differenza. L’avvocato Troiano e suo figlio ce l’hanno fatta, il suo amico Loris Messore di Pontecorvo no: per lui quell’episodio è rimasto l’ultimo e più importante della vita, quello che ha decretato il triplice fischio della partita. Oggi l’avvocato Troiano non c’è più, il suo match è terminato ma almeno si è concluso in modo più glorioso.  Dietro di sé lascia un messaggio indelebile, che sarà trasmesso per sempre da quella fotografia: gli episodi, appunto, sono tutto nello sport e nella vita. Roberto Caporilli

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