Il presidente emerito, l’ingegner Cataldo Cataldi, amministratore dell’istituto di credito dal 1980 a giugno del 2016, attraverso una lettera aperta ai soci e clienti annuncia i motivi delle sue dimissioni. Dopo il licenziamento non unanime del Direttore Generale Barcellona e per altri fatti, lascia spiegando i motivi.
“Quale Presidente emerito di Banca di Credito Cooperativo di Anagni della quale sono stato amministratore dal 1980 al 2016 mi sento in dovere di informare queste informazioni. Dopo 35 anni quale Amministratore della Banca mi sono dimesso da ogni incarico dopo l’assemblea del 1° giugno scorso. Dopo circa un mese ho compreso che in banca era terminata l’armonia e che il nuovo governo stava assumendo iniziative a mio giudizio inopportune. Mi sono rivolto in prima istanza alla sede istituzionale, la Banca d’Italia, per segnalare i fatti. Sono poi venuto a conoscenza che il Consiglio di Amministrazione aveva deliberato, non unanime il licenziamento del Direttore Generale Dott. Barcellona che per decenni aveva lavorato al mio fianco manifestando capacità, competenze ottime e dedizione al suo lavoro. Ho inoltre letto le motivazioni che sicuramente non reggeranno ad un contenzioso giudiziario. A questo proposito mi riservo di richiedere, nell’assemblea rituale di aprile che dei risarcimenti che il dott. Barcellona chiederà alla Banca ne sia fatto carico ai soli consiglieri che hanno deliberato il licenziamento. A questo punto desidero che i soci e i clienti conoscano la mia versione e rendo pubblica la lettera da me inviata alla Banca D’Italia. Come ultima curiosità segnalo che all’attuale Presidente è mancato il coraggio di scrivere “licenziamento” ed ha inviato un messaggio al personale scrivendo che (misteriosamente?) era cessato il rapporto di lavoro con il dott. Barcellona. Di seguito la lettera dell’ing. Cataldi inviata alla Banca d’Italia “Gentile Direttore Le scrivo nella mia qualità di ormai semplice socio e cliente di BancAnagni della quale sono stato però amministratore dal 1980 al 2016 e per metà di tale tempo Presidente. Sono entrato come consigliere quando mio padre, che ne era stato Presidente dovette uscirne per improvviso malore, essendo stato anche Presidente della Federazione ed ascoltato Consigliere di Federcasse. Durante il periodo della mia presenza nell’amministrazione il capitale netto è aumentato da 1,7 miliardi di lire a circa 135 milioni di Euro. Racconto questo non per vantarmene ma per far comprendere quanto può essere il mio interesse al futuro dell’Istituto al quale ho dedicato oltre trenta anni della mia vita mentre ne vedo completamente alterati i criteri di governo da chi a me è succeduto. Cercherò di esprimere in modo breve i motivi di tale giudizio. Dopo l’assemblea del 2010 nella quale fui riconfermato Presidente proposi come Vice il consigliere Marzioli che mi affiancò diligentemente per tutto il triennio. Nella successiva assemblea del 2013, avendo raggiunto una età avanzata proposi che allo stesso Marzioli fosse affidata la Presidenza. Marzioli fu eletto e lui chiese a me ed al Consiglio che io restassi come Vice perché riteneva che la mia esperienza fosse ancora utile. Accettai, situazione non consueta, nel solo intento di poter dare un contributo visto che tutto il sistema del credito era precipitato in crisi drammatica. Durante il triennio successivo la collaborazione fu ancora piena. Al termine dell’assemblea del giugno scorso, nella quale l’intero consiglio (me compreso) era stato confermato, in un messaggio di saluto ai soci li informai che mi sarei dimesso da ogni carica perché, vicino ai novanta anni, avevo diritto a riposarmi. E così feci. Soltanto un mese dopo le mie dimissioni sono stato informato dal Direttore della filiale di Anagni che, su ordine del Presidente, avrebbe dovuto lasciare la direzione della filiale per essere trasferito a quella di Sora e che, inoltre, la direzione della filiale di Anagni Sede sarebbe stata accorpata a quella di Osteria della Fontana, sotto un’unica direzione. Decisione priva di logica, data l’importanza di ambedue le filiali. Contemporaneamente venivano disposti altri spostamenti: il capo del Servizio Fidi centrale, vice direttore generale, trasferito all’ufficio legale ed il direttore di Sora, piccola e tranquilla filiale, spostato all’ufficio fidi centrale. Quando ho saputo che questi ordini di spostamento erano stati dati dal Presidente ancora prima che fossero presentati al consiglio d’amministrazione, ho ritenuto opportuno intervenire. Il lunedì precedente al giorno del C.d.a. ho potuto parlare con i consiglieri Cialone, Di Maggio, Savone e Giammaria, illustrando sia l’inopportunità dei provvedimenti assunti dal presidente che l’assoluto suo spregio delle norme statutarie. Successivamente ho potuto parlare anche con i consiglieri Bonollo e Diurni. Nella seduta del consiglio ci fu un’aperta manifestazione di dissenso con tutte le proposte del Presidente e fu precisato che eventualmente tali proposte dovevano essere prima esaminate dal direttore generale e dallo stesso presentate al Presidente per essere sottoposte al consiglio. A seguito di quanto accaduto il direttore ha presentato la sua proposta che non condivideva le soluzioni scelte dal presidente e tale proposta é stata accolta dal consiglio. Ritengo che quanto é avvenuto ha provocato un risentimento del Presidente per la legittima posizione assunta dal direttore, Mi é stato inoltre riferito che ulteriori dissapori si sono manifestati, anche in pieno consiglio, fra direttore, Presidente ,il suo Vice Frattali ed il consigliere Del Monte. Ultimo episodio che definisco squallido è stato il ricorso ad una motivazione che so anche falsata per liberarsi immediatamente del direttore generale, considerato ormai di impedimento ad obiettivi che ignoro. Avvilimento mi viene dalla considerazione che tutti i personaggi dei quali sto parlando sono stati da me scelti ed assegnati ai posti che oggi occupano. Mi perdoni queste ultime considerazioni ma non potevo fare a meno di esprimerle. Mi creda sono veramente preoccupato per il futuro di questa banca che ritengo non più governata come ora sarebbe necessario. Questo giudizio è condiviso da molte persone ed anche da buona parte del personale che, però, ha timore ad esprimere ciò che pensa. Aggiungo che, permanendo tale situazione, mi vedrò costretto a dimettermi da socio e chiuderò tutti i rapporti, rivolgendomi ad altro istituto. Non escludo che il mio comportamento possa avere altro seguito La ringrazio dell’attenzione e distintamente La saluto”. Anna Ammanniti
