Nelle prime ore della mattina odierna la Squadra Mobile di Roma e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza, a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Roma, nei confronti di quindici soggetti appartenenti ad un’organizzazione criminale, ben strutturata sul territorio nazionale, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. I provvedimenti cautelari scaturiscono da parallele indagini, condotte in stretta sinergia dal Nucleo di Polizia Tributaria-Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata e dalla Squadra Mobile. In una prima fase, gli specialisti del G.I.C.O. hanno scoperto un’associazione di narcotrafficanti italo-guatemalteca, con collegamenti in Colombia, che si è resa responsabile di plurime importazioni di cocaina destinata alle piazze di spaccio di Roma (operazione denominata “USERNAME”).
Dominus della compagine criminale è risultato il pluripregiudicato Tamburrini Venanzo (classe ’53) che, unitamente al genero Di Rocco Ermanno (classe ’70) e supportato dal “socio” Antonini Antonio (classe ’59), ha organizzato e finanziato – in prima persona – le numerose importazioni di droga, grazie ad una consolidata e fidata rete di narcotrafficanti centroamericani che hanno garantito il costante approvvigionamento del narcotico. Era Tamburrini a intrattenere i principali contatti con i fornitori latino americani, a gestire le illecite trattative e a occuparsi del pagamento di eventuali spese impreviste – per lo più dovute ai prolungati soggiorni in Italia dei trafficanti – e della sorte dei corrieri di cui si erano perse le tracce (perché tratti in arresto dalla Guardia di Finanza). Antonini si occupava del ritiro della cocaina e delle successive fasi della vendita sulla piazza romana e della riscossione dei relativi proventi. Di Rocco era l’uomo di fiducia e fac-totum del gruppo. Nella loro continua ricerca di forniture di cocaina, gli indagati hanno dimostrato una notevolissima disponibilità di capitali illeciti per finanziare le importazioni di sostanza stupefacente e utilizzato le più moderne tecnologie per le loro comunicazioni riservate, che avvenivano tramite smartphone BlackBerry, dotati di un proprio software di conversazione via chat – “pin to pin”. Tuttavia, grazie ad un’efficace azione di intelligence, i finanzieri sono riusciti a superare l’ostacolo e ad acquisire numerosi ed importanti riscontri investigativi, dimostrando che lo stupefacente importato in Italia era trasportato da corrieri guatemaltechi che occultavano la droga all’interno di capi d’abbigliamento, anche di tipo tecnico (ad esempio, tute da motocross). Nel dettaglio sono state accertate 7 importazioni di narcotico, di cui 4 oggetto di interventi repressivi, per un totale di oltre kg. 12 di cocaina sequestrata e 4 corrieri arrestati in flagranza di reato. Dalle investigazioni della Guardia di Finanza è emerso, altresì, il notevole spessore criminale dei trafficanti tant’è che i fornitori latino-americani minacciavano di trattenere in ostaggio i mediatori degli illeciti affari nel caso in cui gli importatori italiani non fossero in grado di onorare tempestivamente i pagamenti. Gli indagati continuavano ad alimentare le ingenti disponibilità finanziarie “piazzando” rapidamente sul mercato capitolino le partite di stupefacente importate. L’indagine “Fire&Ice–UP”, condotta dalla Polizia di Stato, è scaturita dalla collaborazione tra la Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma e la D.E.A. (Drug Enforcement Administration), l’Agenzia federale statunitense specializzata nel contrasto al narcotraffico internazionale, che indagava su un cartello colombiano proprietario di varie società di import/export utilizzate come “copertura” per spedire la cocaina dalla Colombia in Europa attraverso i porti colombiani di Barranquilla e Santa Marta. La sinergia tra gli uffici investigativi ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere a carattere transnazionale operante nella Capitale in contatto con organizzazioni estere con sede in Sud America. La droga, cocaina purissima, spedita dalla Colombia in Spagna, veniva trasportata in Italia a mezzo corrieri Sud-Americani. I proventi illeciti venivano in parte inviati direttamente in Colombia tramite i corrieri e in parte giungevano “ripuliti” attraverso vari bonifici su circuiti bancari esteri. Per delineare ed indagare l’intera struttura criminale sono state intercettate centinaia di utenze telefoniche di gestori sia italiani che esteri, colombiani, venezuelani, spagnoli, che hanno permesso di riscontrare la complessa attività illecita suffragata dai sequestri di droga e di denaro. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati in Italia 245.000 euro provento del narcotraffico. I tracciati bancari, le intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di ricostruire la filiera del riciclaggio lungo la rotta Roma-Venezuela-Colombia e di ricostruire le alleanze tra i narcos esteri e l’organizzazione criminale capitolina. Grazie all’alto livello di collaborazione internazionale tra lo SCO e la Squadra Mobile di Roma con la Dea di Roma, l’attività investigativa ha continuato ad evolversi attraverso gli uffici della Dea ubicati in tutti gli Stati Uniti (Miami, Nord Carolina, Filadelfia , Los Angeles, New York, Texas e Chicago) nonché Bogotà, Cartagena, Ottawa, Svizzera ed insieme alla Divisione della Dea per le Operazioni Speciali, gli investigatori sono riusciti ad identificare una rete di operatori di laboratori clandestini, responsabili della coltivazione, lavorazione e distribuzione di cocaina destinata all’Italia ed agli Stati Uniti. Inoltre grazie a quest’indagine si è riusciti ad identificare i soggetti che attraverso l’attività di riciclaggio di denaro rimpatriavano i proventi dello stupefacente alla sedi di rifornimento ubicate in tutto il Sud America. Gli uffici della DEA di Roma hanno in seguito utilizzato queste informazioni investigative, in collaborazione con gli Uffici per la Protezione della Dogana e di Frontiera degli Stati Uniti (CBP), al fine di identificare gli itinerari utilizzati da questa organizzazione per le spedizioni. Sono in corso ulteriori accertamenti all’estero per identificare, localizzare e trarre in arresto ulteriori affiliati all’organizzazione internazionale.
