Cassino – “Cattedre del merito Natta”, il no di Salvati e D’Onofrio

Irene Mizzoni
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“Il progetto Cattedre del merito Natta costituisce il più violento attacco all’autonomia dell’università e della ricerca in epoca repubblicana”. Questa è la denuncia riportata da Domiziano Salvati, consigliere presso l’Università La Sapienza di Roma, e Francesco D’Onofrio, esponente politico dell’Università di Cassino.

<< Il decreto “Cattedre Natta” – dichiarano Salvati e D’Onofio – è un provvedimento del Governo Renzi che riguarda un inedito influsso sul reclutamento dei docenti universitari; un provvedimento che non trova riscontro in nessun paese a democrazia avanzata. Il decreto prevede, con la scusa di contrastare la fuga di cervelli, il nepotismo e la corruzione interna al sistema universitario, l’assunzione di 500 docenti universitari scelti da 25 commissioni i cui presidenti sono nominati dal Presidente del Consiglio; si tratta dunque di commissioni governative nominate da organi politici privi di ogni competenza in materia. Il Governo trattiene anche il diritto di decidere, senza un regolamento e senza alcuna trasparenza, gli obiettivi di crescita e miglioramento di poche particolari aree della ricerca scientifica e tecnologica violando così l’articolo 9 della nostra Costituzione che ne prevede uno sviluppo completo. Il decreto è anche un ulteriore grande schiaffo alla meritocrazia: dopo la scelta di permettere ai presidi delle scuole superiori di scegliere i docenti, ora la scelta di nomina dei docenti universitari che non prevede, tra i requisiti, l’Abilitazione Scientifica Nazionale e, quindi, il superamento di un concorso pubblico. Il decreto porterà lo Stato ad un notevole spreco di soldi pubblici poiché per la riuscita degli obiettivi governativi saranno necessari ben 75 milioni di euro ogni anno quando, con le stesse cifre e con le esistenti procedure, sarebbe possibile reclutare 1650 nuovi professori associati. Le “cattedre Natta” permetteranno al Governo di turno di nominare docenti universitari che, soprattutto in campo economico, giuridico e politico, andranno ad influenzare le menti di migliaia di studenti universitari; questo strumento, assieme alla Riforma Costituzionale e alla nuova legge elettorale, rischia di portare il nostro paese ad una deriva autoritaria con a capo Matteo Renzi, il suo governo ed i suoi seguaci. Il regolamento predisposto dal Governo – concludono Salvati e D’Onofrio-, che inizia ora il suo iter tra Parlamento e organismi di controllo, presenta vistosi profili di illegittimità e probabilmente di incostituzionalità. Ci auguriamo e speriamo che le Camere riflettano con coraggio e facciano pesare il loro parere ma soprattutto di appelliamo alla Conferenza dei Rettori (CRUI) affinché si mobiliti, assieme a noi studenti, per salvare principio e prassi dell’autonomia universitaria e della ricerca>>.
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