Presso la Corte d’Appello di Roma si deciderà se la pena inflitta a Marco di Muro sarà ritenuta idonea o meno. I familiari: “Confidiamo solo nella giustizia e che la pena venga scontata davvero”.
Fece discutere la decisione di ricorrere in appello contro la condanna a 18 anni di reclusione inflitta dal giudice nel processo con rito abbreviato contro Marco di Muro, il
fidanzatino di Federica Mangiapelo condannato per l’omicidio della ragazza. Ricordiamo, infatti, che i 24 anni richiesti dal magistrato dell’accusa erano scesi a 16 per via della richiesta di Marco di Muro di ricorrere al rito abbreviato. Il giudice, poi, in sentenza, aveva aggiunto due anni portando la condanna a 18, per la particolare gravità delle modalità dell’omicidio ed altre aggravanti. Quella dell’appello era una mossa che i familiari si attendevano, come ci aveva confidato allora lo zio paterno Massimo Mangiapelo che questa volta, a nome della famiglia, ci ha raccontato dei timori e delle speranze in vista di questo Appello che inizialmente era previsto per il 15 settembre e poi rinviato al 26 appunto. “La paura– ci dice Massimo che è anche autore del libro che racconta la storia dell’omicidio della amatissima nipote e con il quale gira l’Italia da anni per sensibilizzare tutti contro la violenza sulle donne – è che la pena venga ridotta. Ma confidiamo che, al contrario, anche i giudici dell’Appello confermino la gravità e l’efferatezza dell’assassinio, confermando la pena e garantendo che questa venga davvero scontata in carcere. Noi siamo sempre stati cauti e garantisti, ma ora che la verità è stata accertata fuori da ogni dubbio, vogliamo che chi ha sbagliato paghi. Purtroppo Federica non ce la ridarà nessuno”.
Andrea Tagliaferri
