Editoriale – Violenza sulle donne, il grido di speranza di Valentina Pitzalis (video)

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(di Marta Ferrari) Valentina Pitzalis è una giovane donna di trenta anni con tanta sete di vita nonostante il corpo segnato dalla mano di un marito violento.

Nella serata di ieri, in occasione del concerto di Emma Marrone al Palalottomatica di Roma, è salita sul palco a raccontare la sua storia. Ha lanciato un grido di protesta contro la violenza ma anche un grido di speranza per tutte le donne che la subiscono. Valentina porta ancora i segni sul volto e sul corpo, straziati dalle fiamme, della vendetta dell’uomo che diceva di amarla. Valentina è una donna forte e coraggiosa che ha saputo affrontare il suo grande dolore e le continue operazioni che le hanno permesso di ricominciare a vivere. Dopo l’orrore, Valentina si è rialzata ed oggi porta avanti la sua battaglia contro la violenza raccontando la sua esperienza e sensibilizzando le donne a non sottovalutare i campanelli d’allarme affinché non ci sia più nessuna vittima. Una storia che ha commosso il pubblico del Palalottomatica, che ha incitato Valentina a continuare la sua battaglia e la sua denuncia. Un messaggio forte, non solo per le donne a cui ha chiesto di riconoscere la violenza e denunciarla, ma anche per gli uomini. Ha lanciato un messaggio proprio a quegli uomini che troppe volte, non riuscendo ad accettare la fine di una relazione, hanno atteggiamenti violenti fino ad arrivare ad uccidere chi dicevano di amare. “La forza non sta nelle mani, ma nel coraggio di accettare la fine di una storia ed andare avanti, perché in fondo al mondo siamo miliardi”, questo il messaggio di una donna speciale, una donna coraggio con la consapevolezza che per fermare l’ondata di omicidi c’è un unico modo: educare gli uomini. Gli uomini vanno educati al rispetto e all’amore in un’azione di cambiamento sociale che deve iniziare nelle scuole e proseguire nella società. Ogni giorno veniamo bombardati di notizie di donne morte per mano violenta. Dall’inizio dell’anno sono 82 i casi di omicidio, donne uccise da mariti, fidanzati, spasimanti o perfetti sconosciuti. Giulia, l’ultima in ordine di tempo, morta il 15 settembre per mano di un marito geloso e possessivo che non accettava la fine del loro matrimonio. Una strage che si consuma nell’intimità che diventa il luogo più pericoloso al mondo. Una strage che va fermata. Omicidio passionale, amore criminale, imprevedibilità del gesto folle, gelosia e raptus incontrollato sono definizioni che spesso non fanno capire dietro ci sono denunce, abusi e maltrattamenti precedenti, escalation di vessazioni e persecuzioni. Non fanno capire che molte volte la donna ha denunciato e chiesto aiuto ma sono mancate risposte adeguate dal punto di vista istituzionale. La violenza non si va mai a cercare, si subisce. Alcune volte si subisce anche da perfetti sconosciuti. Uomini – se così possono essere definiti – che forti della loro fisicità pensano di poter prendere tutto ciò che vogliono e poco importa del volere della donna. Una donna quando dice no, è No! Questo è ciò che i mezzi uomini devono capire! Le donne, invece, dovrebbero smettere di giustificare e pensare di poter cambiare un uomo violento. Gli uomini non si salvano. Gli uomini violenti si denunciano. “L’amore deve fare stare bene. Se non è così, significa che non è amore. E a tutti chiedo di smettere di parlare di femminicidio come fosse una moda, un fenomeno sociale. Si tratta di omicidi, che vanno puniti con l’ergastolo, con una pena certa, senza sconti” – ha detto Valentina. La violenza va gridata affinché le istituzioni, nonostante i tanti passi avanti fatti negli ultimi anni, siano ancora più sensibili e protettive verso chi denuncia gli abusi. La violenza va denunciata a voce alta affinché gli uomini capiscano che non saranno mai in grado di distruggere il sorriso delle donne. Marta Ferrari (foto da youtube)
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