Il caso è chiuso e nessuna altra investigazione sarà portata avanti per scoprire cosa è successo a Giuseppe Ruggiero, detto Zio Peppuccio, scomparso sulla montagna di Coreno Ausonio il 15 maggio 2011. Questa è la decisione presa dal Gip del Tribunale di Cassino che, nell’ordinanza di archiviazione motiva la decisione con “l’oggettiva impossibilità di giungere con adeguata certezza all’individuazione dell’autore del reato”. Questa decisione ha naturalmente lasciato nello sconforto la famiglia di Zio Peppuccio che non ha mai smesso di cercarlo e che ora vede svanire la possibilità di giungere alla verità e di trovare almeno il corpo del loro caro. Tonino Ruggiero, figlio di Zio Peppuccio, ha espresso la sua amarezza in una lettera aperta che riportiamo di seguito.
“Cari Amici, sono Tonino, il figlio di Giuseppe Ruggiero detto Zio Peppuccio e vi comunico, che, mio padre scomparso una prima volta da Coreno Ausonio (FR) il 15 maggio 2011, e scomparso una seconda volta a cinque anni di distanza, ora (adesso) per l’indifferenza di tutti! Con molto rammarico vi rimetto l’ordinanza di Archiviazione comunicatomi oggi dall’Avvocato Enrico Mastantuono del foro di Latina, (che ringrazio anche in nome della famiglia, per la sua vicinanza e completa dedizione verso la nostra “causa”) con la quale lo Stato Italiano attraverso i suoi rappresentanti, pone per sempre la parola fine sulla misteriosa vicenda di mio padre. Come potete verificare voi stessi, leggendo il testo del GIP, in essa è scritto che non debba farsi alcuna investigazione suppletiva, data l’oggettiva impossibilità di giungere con adeguata certezza all’individuazione dell’autore del reato ecc. ecc. . In questo momento di grande frustrazione per noi, non ci sentiamo di aggiungere nulla a quello che ci è stato comunicato dal nostro Avvocato, sennonché stiamo valutando importantissime iniziative future, sia della famiglia che dell’Associazione Penelope, che a breve comunicheremo tramite una conferenza stampa. L’amarezza per quest’ulteriore archiviazione, ha preso il sopravvento su ogni altro aspetto, in quanto, (nella camera di Consiglio tenutasi presso il Tribunale di Cassino il sette luglio scorso), chiedemmo una successiva attività investigativa, finalizzata quantomeno al ritrovamento dei poveri resti di mio padre. La condizione in cui ci troviamo adesso, non certo consolatoria, fa presagire che il ritrovamento di mio padre possa avvenire soltanto per puro caso, domani come tra cent’anni, magari per una confessione in punto di morte di qualcuno: “MENO MALE CHE E’ SUCCESSO A “LORO”, E NON A NOI”! Come mia madre, ha annunciato attraverso un video-appello nello scorso mese di maggio, la mia famiglia non cerca vendetta e, a questo punto, neanche giustizia. Se qualcuno adesso la desidera, deve solo sperare che quello che è successo a mio padre non capiti a nessun altro; la nostra famiglia – lasciata da sola di fronte a questo dramma – ha già dato! Noi, gente mite, semplice e pacifica, volevamo soltanto una tomba su cui poter piangere mio padre; e come vedete, questo c’è stato negato. Ora, le sue misere ossa, potranno restare abbandonate per sempre sulla nuda terra, come quelle di un animale! Siamo schifati di tutto quello che è successo in questi anni, e ribadisco che, questa non è una vergogna solo per noi: lo è per tutta la comunità di Coreno, l’intero territorio della valle dei Santi, la società civile, e l’Italia tutta; quella composta da galantuomini. Finisco con una frase tratta dalla Lettera Aperta (in quella paginetta per chi volesse leggerla c’è scritto questo, ed altro) che il 09 maggio 2016 ho indirizzato a sette personaggi delle Istituzioni: dal Presidente della Repubblica Italiana a Papa Francesco, senza essere degnato tuttora di una qualsivoglia risposta – se non questa – comunicataci dal tribunale di Cassino: …..Da rispettabile cittadino Italiano, ha sempre dato lustro alla Patria che tanto amava, ed ha pagato regolarmente le imposte (cosa che continua a fare tuttora) quindi, è stato gioco facile dimenticarlo. Questa persona cui è stato impedito di continuare a fare il nonno – è mio padre – e i requisiti come si vede li aveva tutti: per questo motivo, e all’insaputa dei più, sta bene nel posto in cui si trova. Grazie di cuore, e un abbraccio a tutti voi da parte mia, di mia madre e delle mie sorelle (anche ai vostri rispettivi direttori) per essere stati sempre vicini alla mia famiglia, e per averci sempre supportato. Il rappresentante della famiglia e figlio dello scomparso, nonché vice Presidente di Penelope Lazio ONLUS, Associazione delle Famiglie e Amici delle Persone Scomparse”. Red.
