Convincente affermazione per la BPC Virtus Cassino, che non fallisce l’appuntamento di gara 1 dei quarti contro la Cesarano Scafati.
ATINA – Con un terzo quarto da urlo Cassino si prende il primo punto della serie contro Scafati, difendendo il vantaggio del fattore campo e acquisendo la possibilità di chiudere il discorso già mercoledì al PalaMangano. La resistenza campana dura solamente 20′, poi i “lupi” mordono anche in difesa e lasciano sul posto gli avversari, mettendo in mostra un ottimo stato di forma.
Grilli
L’inizio è favorevole agli ospiti, che aprono con uno 0-5 cui la Virtus risponde con un controbreak di 12-0, chiuso dalla tripla di Castelluccia per il 12-5. Scafati però si riorganizza subito e torna avanti con le triple di Sergio e Cucco, chiudendo la prima frazione sul +1 nonostante un buon impatto di Carrizo. Nel secondo periodo Lovatti insacca dall’arco per il +6 ma la Cesarano non molla, pareggiando di nuovo con i soliti Cucco e Mlinar. La BPC comunque tiene in mano il pallino del gioco e trova un paio di belle giocate da Grilli, che manda tutti all’intervallo sul 44-37. Al ritorno in campo gli uomini di Vettese chiudono il match grazie a un parziale di 13-3 che vale il +17 quando Iovino chiede timeout. I suoi però non riescono a sbloccarsi, così Cassino sfonda il muro delle 20 lunghezze di vantaggio e mette in cassaforte il primo punto della serie con 10′ di anticipo, rispondendo anche alle critiche arrivate in regular season sulla sua fase difensiva. L’ultimo quarto si apre sul 73-48 ma è utile solamente per le statistiche: Scafati recupera leggermente terreno ma la Virtus vince con pieno merito e può già pensare al match point.
Risultato finale: BPC Virtus Cassino 86 – Cesarano Scafati 69
Cassino: Grilli 14, Castelluccia 9, Berti 12, Ianes 9, Dri 14, Ausiello 3, Gonzalez, Carrizo 8, Lovatti 9, Liburdi 8. Coach: Vettese
Scafati: Mlinar 7, Carrichiello 12, Forte 3, Cucco 23, Sergio 10, Falco, Dieye 2, Marco 3, Malpede 9, Cesarano. Coach: Iovino
Parziali: 20-19, 24-18, 29-11, 13-21
Arbitri: Scarfò, Bonetti.
Roberto Caporilli