EDITORIALE – Calcio, complotti, bar, siti, giornali e mulini a vento…

Roberto Caporilli
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Non sono un tifoso del Frosinone, non posso vantarmi di aver mai seguito il Leone in campi improbabili e sono stato poche volte al Matusa, mai in tribuna stampa ma soltanto come semplice spettatore.

Il mio sport preferito è un altro e la fede calcistica mi porta lontano dalla terra che amo e che mi ha cresciuto, ma ovviamente simpatizzo per i giallazzurri di Stellone proprio per un po’ di sano campanilismo. Comunque sia mi ritengo un amante del calcio e delle emozioni che questo sport sa regalare, non sono un purista del gioco, non sono uno di quelli che bistrattano la nostra Serie A e preferiscono guardare all’estero, faccio parte di coloro i quali hanno una visione un po’ romantica di questo gioco, lo apprezzo soprattutto per la sua semplicità che lo porta ad essere davvero alla portata di tutti. In quanto agli arbitri li ritengo una parte importante del gioco e nella mia vita ho avuto diversi problemi con loro, ma grazie ad alcune esperienze personali sono giunto alla conclusione che i direttori di gara fischino ciò che vedono e ho capito che semplicemente ne esistono molti scarsi, così come ci sono tanti giocatori mediocri. Probabilmente il fatto di tifare per un’altra squadra mi ha consentito di guardare con più distacco la gara contro il Chievo Verona e di provare meno rabbia rispetto a chi ha il Leone nel cuore. Stamattina al bar ho sentito alcuni tifosi che parlavano di “furti”, di “palazzo” e di “poteri forti” che non volevano il Frosinone in Serie A, ho sorriso amaramente, ho preso il mio caffè e sono andato via. Quanta ipocrisia in queste parole! Pensare che sia tutto pilotato e poi dedicarsi anima e corpo a questo gioco è quanto meno una contraddizione, non credete? Che senso ha seguire con passione uno sport se si pensa che sia tutto deciso a tavolino? Non ho provato a ribattere, purtroppo la mentalità del complotto fa parte della cultura italiana ed è difficile sradicarla. Poco dopo ho iniziato a sfogliare i giornali e a navigare su internet, constatando tristemente che il tenore di ciò che leggevo era sullo stesso livello delle conversazioni del bar. Non mi permetto di giudicare il lavoro di colleghi che hanno più esperienza e capacità di me, mi limito solamente a ricordare il pensiero di Claudio Arrigoni, ex direttore di Sky Sport e Gazzetta Tv, che ho avuto il piacere di ascoltare quando dichiarò che i giornalisti-tifosi sono uno dei grandi mali dello sport. Mi sento di sottoscrivere in pieno la dichiarazione, pur capendo che è difficile non affezionarsi a una squadra che si segue da tanti anni e che nelle ultime stagioni ha compiuto imprese grandiose. Tenendo presente il ruolo del giornalista che ancora oggi, nonostante si senta più spesso dire che abbia perso importanza, è in grado di influenzare il pensiero popolare, si sarebbero dovute tenere a freno le dita sulle tastiere. Alimentare questa teoria del complotto, oltre ad andare contro la più elementari regole del giornalista, quelle della verità e delle fonti verificate, non rende giustizia all’impegno di allenatore, giocatori e società, ancora in piena corsa per portare a termine una salvezza miracolosa: deprimere l’ambiente facendogli credere di star lottando contro qualcosa di imbattibile non è il modo giusto per spingere la gente a incitare la squadra. Si è persa un’occasione per distinguerci ed elevarci dalla gran parte del Paese, chi scrive di fantomatiche cupole non è migliore dei presidenti che accusano i giocatori di altre squadre di aver perso appositamente: si tratta di affermazioni non vere, non suffragate dai fatti ma purtroppo ascoltate e credute da molte persone. Si doveva prendere esempio da Stellone e dai suoi giocatori, che si sono detti innanzitutto arrabbiati. Il complotto lasciamolo a Zamparini, in Ciociaria è meglio combattere sul campo per qualcosa di concreto, lasciando stare i mulini al vento. Nonostante i titoli “urlati” facciano click e vendano più copie bisognerebbe ricordarsi che giornali e siti web non sono bar: ognuno è libero di tenere la linea editoriale che ritiene migliore, ma se pensa che il complottismo aiuti il Frosinone si sbaglia di grosso. Roberto Caporilli
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