Programma Regionale di Valutazione degli Esiti degli interventi sanitari 2016.
- Frattura del collo del femore
Nel periodo tra 2013 e 2015 la
proporzione di interventi per fratture del collo del femore in pazienti anziani eseguite entro due giorni dall’accesso nella struttura di ricovero è progressivamente aumentata,
passando dal 41% al 54%. Se si considera che nel Lazio si ricoverano circa 10.000 fratture di femore ogni anno, questo significa
che circa 1.300 persone in più rispetto al 2013 hanno avuto l’intervento nei tempi raccomandati dalle prove scientifiche, con importanti effetti in termini di recupero funzionale, durata del dolore e rischio di complicanze.
La proporzione di angioplastica primaria, intervento salvavita nel caso di infarto acuto STEMI (ST elevation myocardial infarction), è aumentata a partire dal 2013, passando dal 35% al 45% del 2015
.
La mortalità a 30 giorni dopo ricovero per infarto acuto del miocardio è diminuita nel 2015 (8%) rispetto al 2013 (9%), mostrando una lieve riduzione per la prima volta negli ultimi 3 anni. La mortalità a 30 giorni dopo by-pass aortocoronarico è piuttosto omogenea tra strutture e per la prima volta nessuna struttura ha una mortalità superiore al 3.5%. Solo 3 strutture su 7 raggiungono la soglia di almeno 200 interventi annui nel 2015.
- Asportazione della colecisti
La proporzione di colecistectomie laparoscopiche con degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni è aumentata nel 2015, passando dal 61% del 2013 al 72%, in linea con il trend degli ultimi anni che ha avuto come effetto una progressiva riduzione dei giorni di degenza potenzialmente inappropriati.
- Riduzione dei parti cesarei primari
La proporzione di cesarei primari (in donne senza pregresso cesareo) mostra una riduzione nel 2015 con un valore pari al 27.7% (per la prima volta dunque inferiore al 30%), dopo essere rimasta sostanzialmente invariata nel periodo tra
il 2013 (30,6%) e il 2014 (30,1%), anche se risulta ancora superiore all’atteso. La riduzione della proporzione di cesarei primari nel 2015 ha evitato a circa 700 donne un parto cesareo potenzialmente inappropriato.