Alatri – Incompatibilità del Sindaco, si accende la polemica

Andrea Tagliaferri
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Dopo il “j’accuse” di Tarcisio Tarquini contro il Primo Cittadino e la contestuale richiesta di chiarimenti, arriva la piccata replica della maggioranza, a firma del Segretario cittadino PD Grassi Bertazzi.

   

tarcisio tarquiniNon è passata certo inosservata la seconda stoccata in pochi giorni, dopo quella sull’Ufficio Stampa, che il candidato di ‘Alatri in Comune’, ‘Prospettiva Futura’ e ‘Patto Civico’, Tarcisio Tarquini, ha affondato contro il sindaco Morini, chiedendogli di chiarire pubblicamente la propria posizione in merito alla supposta incompatibilità tra il proprio mandato di Primo Cittadino e la libera professione di Ingegnere. A dire il vero Tarquini, ne ha fatto soprattutto un problema di opportunità politica e nella controreplica a Grassi Bertazzi, infatti, l’ex presidente del Conservatorio tiene duro e rilancia la richiesta di un atto chiarificatore pubblico da parte di Giuseppe Morini. La stessa cosa, tra l’altro, Tarquini l’aveva chiesta all’Assessore Fontana, geometra e socio del Primo Cittadino nella libera professione. Grassi-BertazziGrassi Bertazzi, per la maggioranza, dal suo canto ha tenuto a sottolineare dal punto di vista politico la mancanza di argomentazioni da parte degli sfidanti di Morini, che porterebbero alcuni candidati a “seguire” le sortite di uno o due dei più agguerriti, dimostrando, sempre secondo Grassi Bertazzi, poco “carattere” fino all’ipotesi estrema che qualcuno lasci addirittura la corsa alla poltrona di Sindaco. Sul lato formale, invece, il segretario cittadino dei democratici ha sottolineato come già nel 2004 fu Iannarilli a tirare fuori la questione e che la Prefettura risolse la “querelle” confermando la non incompatibilità della carica di Sindaco con la professione di ingegnere purchè rinunciasse a pratiche e lavori sul territorio comunale. ”Sulla questione da me posta- dichiara il giornalista e candidato Sindaco dei movimenti civici– il comunicato è però omissivo. Conosco la norma e io stesso ho ricordato che l’incompatibilità scatta nel momento in cui il sindaco professionista (geometra, ingegnere, architetto) non rinuncia ad esercitare la sua professione occupandosi delle pratiche che riguardano il suo comune e i suoi concittadini. Ma questo deve avvenire non per semplice dichiarazione o pronuncia verbale, ma con atti inequivocabili che comprovino che la legge non viene aggirata con marchingegni. È questa la ragione per cui mi sono rivolto direttamente al sindaco e al sindaco ho chiesto di dichiarare sul suo onore di aver rinunciato a curare pratiche dei nostri concittadini, che necessariamente hanno a interferire con gli uffici comunali, sia direttamente sia per interposta persona. Aspetto, perciò, questa solenne dichiarazione della cui sincerità sarà ciascun cittadino, sulla base della propria esperienza e conoscenza, a giudicare. E preciso- conclude Tarquini– che il problema riguarda non solo l’assessore all’urbanistica, come vorrebbe suggerire il segretario del locale PD , ma anche il sindaco, che come dice appunto la giurisprudenza, è titolare della delega generale e perciò anche dell’urbanistica”.

  Andrea Tagliaferri
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