Cassino – Chiama la Polizia e confessa un altro omicidio

Irene Mizzoni
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Ha chiesto di poter parlare con la Polizia perché doveva confessare il secondo omicidio della sua vita. Salvatore Amato, classe 1969 nato e residente ad Aprilia ma da qualche tempo ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale ‘Santa Scolastica’ di Cassino ha così raccontato, ieri mattina, agli allibiti poliziotti della città martire, di come le sue mani possano essersi nuovamente macchiate di sangue.

Dopo l’efferrato omicidio della fidanzata Stefania Gusella compiuto ad Aprilia nel maggio del 1998 e per il quale è stato condannato definitivamente a sedici anni di reclusione, avrebbe ucciso anche un senza tetto polacco. Questo secondo assassinio, secondo il suo racconto, sarebbe avvenuto lo scorso mese di ottobre a Roma. Qui nella zona di lungotevere San Paolo, Salvatore Amato avrebbe ucciso un cinquantunenne dell’Est Europa. Lo avrebbe strangolato e poi gettato nel fiume dopo un litigio. ‘Ha rifiutato un pezzo di pane che gli ho offerto. Voleva del danaro. Abbiamo iniziato a discutere e poi ho sentito nuovamente ‘la voce’ che mi diceva di ucciderlo’. Questo ha riferito il 46enne agli investigatori del commissariato di Cassino che lo hanno interrogato su disposizione del sostituto procuratore Francesco Cerullo. Tre ore di colloquio – confessione avvenuto anche grazie all’ottimo lavoro di recupero psichiatrico da parte dei medici dello speciale reparto ospedaliero di Cassino. Le informazioni fornite del reo confesso potrebbero essere considerate attendibili anche alla luce dei riscontri fatti con i colleghi della questura di Roma. Perché in zona Ponte Marconi, nelle acque del Tevere, lo scorso mese di ottobre, è stato ripescato il cadavere di un uomo polacco. L’esame autoptico non avrebbe evidenziato una morte violenta ma da annegamento. Eppure Amato ha raccontato che lui, quel clochard, l’ha ucciso. Questo starebbe a significare che forse, al culmine del litigio, lo avrebbe afferrato al collo e poi lo avrebbe spinto nelle acque gelide del fiume. Il fatto che poi l’uomo soffra di disturbi mentali e senta delle voci viene confermato sia dai medici che in questo momento lo hanno in cura a Cassino sia dalle carte processuali. Quel processo in Corte d’Assise a Latina per il barbaro assassinio della fidanzata. “Quando Stefania ha iniziato a gridare dicendomi che non voleva essere lasciata – confessò Amato agli investigatori che lo avevano appena arrestato per la terribile morte della giovane e bella ventiduenne pontina – ho sentito ‘la voce’ che mi diceva ‘uccidila, uccidila’ e non ho capito più nulla“. La ragazza venne strangolata e poi investita con l’auto dal fidanzato che dopo aver seppellito il corpo in un querceto tornò a casa a dormire. Una settimana più tardi venne ammanettato dai carabinieri dell’allora colonnello Vittorio Tommasone. Ieri mattina quello stesso uomo dagli occhi di ghiaccio è tornato nuovamente a raccontare a degli i investigatori, come fatto 18 anni fa, di come ‘la voce’ lo costringa ad uccidere. Gli inquirenti, oltre che a verificare se quanto dichiarato da Amato possa essere vero, hanno raccolto altre dichiarazioni rilasciate dallo stesso che, se dovessero trovare riscontro, lascerebbero aperta la pista dell’assassino seriale. Salvatore Amato è ora piantonato a vista nel reparto di psichiatria in attesa che il magistrato decida, nel momento in cui venga riscontrato in maniera certosina il suo racconto, un eventuale trasferimento in un carcere adeguato ad ospitare soggetti con simile patologia. Angela Nicoletti
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