Non si sono fatte attendere le accese proteste di alcuni cittadini contro l’associazione “Alvito e il Villaggio che non c’è”, in seguito all’apposizione dell’ampliamento del vincolo paesaggistico recentemente pubblicato. Dopo le prime reazioni, da parte degli stessi amministratori e del sindaco Duilio Martini che ha trasmesso gli atti relativi alla vicenda alla Procura della repubblica di Cassino, alla Prefettura di Frosinone e ad altri enti interessati, oggi, a dire la sua, con toni piuttosto accesi, è un imprenditore del posto.
“Sono un cittadino di Alvito, padre e imprenditore – spiega in una lettera aperta Enzo Capoccia -. Risiedo proprio nella cosiddetta Piana dove, da molti anni, insieme alla mia famiglia, investo risorse ed energie, con un impegno ed uno spirito di sacrificio che ci ha permesso di far conoscere Alvito anche in altri territori. Come figlio di emigranti, comprendo perfettamente il senso di appartenenza a questo paese, proprio di chi ha dovuto lasciare da giovane la propria terra in cerca di lavoro: quello stesso senso che anni fa fece tornare i miei genitori ad Alvito per investire ed accrescere qui ciò che avevano trovato all’estero, con tanto sacrificio. Scopo di questa lettera è quello di denunciare un’azione, a mio avviso, assolutamente dannosa per lo sviluppo locale, intentata da una manciata di persone che inneggiano all’amore ‘patrio’ per questo territorio quanto poco (o niente) hanno mai investito in paese. Persone queste che sono di fatto ‘emigrate’ e mai veramente tornate. Vivono Alvito solo nei fine settimana e durante le vacanze e seppure tra di loro c’è qualcuno che risiede in loco, evidentemente non ha mai portato alcun contributo costruttivo se non quello del proprio giudizio sparato a zero sull’operato altrui. Si tratta di giovani, senza figli e per questo completamente ignari di cosa significhi cercare e investire denaro, essere il garante per qualcuno e non il garantito – sottolinea ancora il signor Capoccia -. Preservare il bello (concetto decisamente soggettivo) e ciò che è storico e non ciò che rappresenta il futuro vuol dire non far crescere, non sfamare e non dare lavoro. Gli stessi vogliono far credere che un paese sotto conserva sia il futuro arrogandosi il diritto di ‘dirottare’ ciò che altri sono stati e sarebbero stati o sarebbero capaci di trovare ed investire in questo paese. Il mio riferimento è palesemente alla questione del Villaggio degli Emigranti e a quello che ne è scaturito negli ultimi tempi. Un villaggio che sorgerà aldilà del vincolo che questi sedicenti amanti di Alvito, attraverso un iter anti-democratico sono riusciti a far imporre sulla Piana e su buona parte del territorio, fermandosi ai confini amministrativi. Il vincolo è a mio avviso un attacco mirato all’attuale amministrazione, travestito da buonismo e amore per il paesaggio. Queste persone volevano contrastare il Villaggio degli Emigranti e, non riuscendosi, hanno così scelto di attaccare e ledere un intero paese. Dunque, a questi giovani che hanno voluto e ottenuto democrazia in piazza, chiedo ora di dimostrare di voler bene ad Alvito, anziché avanzare idee su come spendere soldi pubblici. Prendete i vostri risparmi o trovate finanziatori o finanziamenti e acquistate pure le case dismesse del centro storico, ristrutturatele e magari aprite un’attività commerciale, mettendovi così in gioco!”. Una lettera decisamente dai toni caldi che di sicuro farà molto discutere in paese. Nel frattempo si attende il dibattito ufficiale sulla delicata questione del vincolo paesaggistico e del Villaggio che sarà tra i punti all’ordine del giorno del consiglio comunale fissato per domani, giovedì 17 marzo alle 18. Caterina Paglia
