“Condannate Angelo Pellegrini a 26 anni di reclusione”. Questa la richiesta che Pm Beatrice Siravo ha formulato alla Corte d’assise del Tribunale di Cassino al termine della requisitoria nell’ambito del processo per la morte di Mario Domenico Grossi, il pensionato di 83 anni di Sora, prima malmenato e poi gettato, dopo essere stato trascinato per diversi metri, nel fiume il 13 aprile 2014 in località Le Compre a Sora.
Udienza per le discussioni, ieri mattina, dinanzi alla corte presieduta dal giudice Capurso. In apertura d’udienza subito il colpo di scena. Lui, l’imputato 54enne ha chiesto di poter parlare. Dichiarazioni spontanee, dal tono dimesso, di chi è consapevole di cosa rischia. “Voglio essere giudicato per quello che ho fatto: nella mia azione non c’era alcuna volontà di uccidere. Doveva essere solo un bagno nel fiume Liri, ma poi non ho capito più nulla…”. Poi è toccato al Pm Bratrice Siravo, il quale ha ricostruito la vicenda sotto molteplici aspetti, partendo dal testimone, un vicino di casa dell’imputato, chi chiamò i carabinieri quel 13 aprile di due anni fa. “Il teste è assolutamente attendibile. Alle sue dichiarazioni ci sono riscontri oggettivi”, ha detto il Pm Siravo. “C’è il bastone, le tracce di tascinamento del corpo, ci sono le tracce di sangue nel luogo in cui è stato gettato nel fiume, insomma le dichiarazioni sono state riscontrate. Il Pm ha parlato poi della “volontà omicidiaria dell’imputato”. Poi è stata la volta delle parti civili degli avvocati Massimo Leone e Giuseppe Megale. Infine la difesa dell’imputato. L’avvocato Paolo Pagliari, il quale ha puntato tutto sulla mancanza di volontà di Pellegrini nel voler uccidere. Ha contestato anche la versione del testimone che, a suo dire, era a una distanza notevole per cui non avrebbe potuto vedere cosa stava accadendo. Per lo stesso caso è stato condannato a 17 anni, con il rito abbreviato, Sante Cipollone. Il primo aprile la sentenza. Vincenzo Caramadre
