Basket – Nuovo caso in A2: Siena rischia di chiudere i battenti

Roberto Caporilli
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Ennesima situazione grottesca nel basket italiano, stavolta a rischiare grosso a causa di problemi economici è la Mens Sana Basket 1871.

  La società senese, nata nell’estate 2014 dalle ceneri del club pluriscudettato, attualmente occupa il terzo posto in A2 Ovest (nello stesso girone di Ferentino) ma rischia di dover abbandonare anzitempo il campionato.
Nelle scorse ore sono arrivate le dimissioni del presidente Lorenzo Marruganti (che resta come ds) e altri tre membri del cda, che si sono fatti da parte lamentando “l’attuale situazione economica generale e lo scarso interesse per il basket a livello nazionale uniti ad un sostanziale disinteresse delle istituzioni e dell’imprenditoria locali hanno vanificato mesi e mesi di duro lavoro costringendo gli amministratori dimissionari a prendere atto dell’assenza delle condizioni per continuare ad assolvere il mandato ricevuto”, come si legge in un comunicato ufficiale.
Il quadro è tutt’altro che roseo, come spiegato dall’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport in un articolo di Giuseppe Nigro. Da qui a fine stagione le spese del club sono calcolate in 600mila euro ma in cassa ce ne sono soltanto 200mila: bisognerà trovare gli altri entro il 18 Febbraio, altrimenti la società sarà messa in liquidazione e sarà un curatore a valutare se ci sono i presupposti per portare a termine il campionato.
Si stanno percorrendo diverse strade per reperire i 400mila euro mancanti: una di queste potrebbe essere un aumento di capitale eseguito dalla Polisportiva Mens Sana, che è la “casa madre” della nuova e della vecchia società, ma le prossime dimissioni del presidente Piero Ricci non sono un segnale positivo. Una soluzione più affidabile potrebbe essere rappresentata dall’affitto del PalaSclavo all’Emma Villas di volley. Anche se entrambe queste ipotesi si concretizzassero mancherebbero ancora 150mila euro, da qui nasce la necessità di trovare un main sponsor in dieci giorni: impresa disperata, considerato il silenzio degli ultimi sette mesi.
Roberto Caporilli
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