Sora – Amministrative, serve davvero il simbolo di partito?

Irene Mizzoni
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E’ notizia di ieri che il candidato sindaco Roberto De Donatis ha incassato l’appoggio del gruppo “Noi con Salvini”. Dunque, dopo Forza Italia anche i leghisti sorani hanno deciso di schierarsi con l’ex socialista.

“E’ un altro ingrediente che va ad aggiungersi al minestrone elettorale di De Donatis” sostengono alcuni elettori sorani. “I leghisti però, lo hanno detto chiaramente, vogliono mantenere il proprio simbolo – dicono – E come farà De Donatis a miscelare bene tutti gli ingredienti?”. Piuttosto che programmi ed idee per molti pare che la “condizione irrinunciabile” sia il simbolo. Come i leghisti, anche il Partito Democratico volsco avrebbe deciso di rivestirsi con la bandiera di partito. Ma davvero è così importante l’etichetta? Quelle di giugno, non è secondario, sono elezioni amministrative dove conta la persona. Le elezioni politiche con i simboli e i partiti sono tutta un’altra cosa. La politica navigata lo sa bene. Ma allora perché è così importante sottolineare l’appartenenza politica? Forse perché si teme che gli elettori non votino le persone? Forse perché si vuole andare a rimorchio della politica nazionale? Ma davvero il dibattito politico a Sora si riduce a questo? La città di Sora ha bisogno di forma o di sostanza? Di simboli o di idee? Ma davvero qualcuno pensa che sia il caso di celarsi dietro un simbolo? Di avere più chances con esso? E se così davvero fosse, questo non sarebbe un segno di debolezza? Se all’inizio sembrava dovessero esserci solo civiche, ora sembra ci si avvii verso un trionfo dei partiti. Ad oggi soltanto Vinciguerra e Tersigni hanno scelto civiche cucite ad hoc per Sora. Un motivo ci sarà. IM
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