Indagato per “procurato allarme” il 45enne anagnino oggetto di una forsennata caccia all’uomo dal pomeriggio di lunedì 25 al mattino del giorno successivo.
L’uomo, inquadrato dalle telecamere della Stazione Termini mentre camminava lungo i binari portando sotto braccio un fucile giocattolo, aveva fatto scattare l’allarme e le successive fasi dettate dal severo protocollo in vigore per il pericolo terrorismo. In qualche modo era riuscito a salire sul treno Roma-Cassino che lo avrebbe portato ad Anagni dove, secondo il suo legale, si reca ogni martedì a far visita al figlio di nove anni. L’arma giocattolo sarebbe stata verificata sia sulla Metro che alla Stazione, e successivamente anche un carabiniere, passeggero sullo stesso treno, avrebbe effettuato il controllo dell’oggetto, dotato del “tappo rosso” che serve ad evitare schegge ed anche scintille. Rintracciato questa mattina dai carabinieri di Anagni, e portato in caserma, è stato trattenuto per alcune ore dal Cap. Meo e dagli investigatori del caso. Alla presenza dell’avvocato di fiducia, ha ripercorso l’accaduto per dimostrare la totale estraneità a qualsiasi ipotesi di colpevolezza. Sicuramente c’è stato allarme sociale, che però a detta del legale “non è assolutamente dovuto al comportamento del mio assistito, un papà che desidera far felice il proprio figlio”. È accaduto tutto in buona fede, è la tesi dell’avvocato, che si augura non ci siano conseguenze per il suo cliente. Resta il can can provocato dai media, che oltretutto non hanno avuto, almeno molti di loro, un comportamento da lodare. La Redazione di Anagni
