Un antico palazzo, quello del monacato di Villa Euchelia a Castrocielo (invidia degli storici e di una bellezza senza uguali in provincia di Frosinone) trasformato in un centro di accoglienza per rifugiati. Una decina di abitazioni e appartamenti dislocati in tutto il Cassinate affittati a prezzi esorbitanti e che danno riparo a chi, venuto dal terzo mondo, ha bisogno di assistenza e sostegno. Assistenza e controllo che, almeno stando alle verifiche delle forze dell’ordine e alle continue denunce per aggressioni, esistono solo sulla carta.
Andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza su un argomento delicato e scottante che rischia di far passare chi vi scrive per razzista visto che razzista non è. La necessità di accendere i riflettori sul nuovo business del terzo millennio arriva dal fatto che, parlando del Cassinate, troppe cose non funzionano. Partiamo da un semplice luogo comune: ‘chi controlla i controllori?’. Chi è l’autorità competente e deputata a far si che in ogni casa di accoglienza per stranieri ognuno faccia il suo dovere? Il governo ogni anno stanzia per la tutela e l’integrazione dei rifugiati, milioni di euro che vengono equamente ripartiti tra le varie cooperative che aderiscono di volta in volta ai progetti o bandi di concorso. Parlando sempre del Cassinate, per esempio, abbiamo una sola cooperativa che gestisce case di accoglienza da Anagni a San Vittore, da Isernia alla provincia di Latina. Un’immensa risorsa di guadagno per queste cooperative che, però, stando ad una relazione inviata al Prefetto lo scorso autunno dai comandanti delle Compagnie dei Carabinieri di Cassino e Pontecorvo e dal dirigente del Commissariato di Cassino, non rispetterebbero appieno le normative previste dalla Comunità Europea. Scendiamo nel dettaglio: se i ragazzi sono minorenni e intendono uscire per una passeggiata, lo possono fare ma solo ed esclusivamente accompagnati da uno o due operatori e muniti di documento di identità. Stando invece all’elevato numero di denunce presentate presso l’ufficio primi atti della Procura di Cassino per i reati di scippo, furto e spaccio commessi da soggetti minori con stato di rifugiato, sembrerebbe che questi ragazzi escano da soli e senza nessun controllo. Il numero dei reati aumenta poi nel fine settimana e durante le ore notturne quando dovrebbero essere a casa e controllati dall’operatore che svolge il turno di notte. Coloro che mancano all’appello non vengono segnalati. In poche parole se un minore esce da una casa di accoglienza dopo le 20 e senza autorizzazione difficilmente si allertano le forze dell’ordine. La situazione non cambia se gli ospiti sono di maggiore età. Anche per loro ci sono regole ferree che il più delle volte non vengono rispettate. Perché? Chi dovrebbe controllare i movimenti di queste persone? Sapere quanti soldi hanno in tasca, da dove provengono cifre di danaro di una certa consistenza e soprattutto chi frequentano quando sono fuori dalla comunità? L’intervento delle forze dell’ordine molto spesso è solo l’ultima fase di un meccanismo che troppo spesso si inceppa all’avvio. (foto copertina www.bergamopost.it) Angela Nicoletti
