Il Col. dei Carabinieri Salvino Paternò, brillante investigatore ed istruttore, che vive con la famiglia a Broccostella ha ancora tanto da dire sul terribile segreto che riguarda i fidanzatini di Policoro, rinvenuti morti il 23 marzo del 1988.
Un caso mai risolto completamente, una mamma che non si arrende, tanti dubbi, sospetti. Il Col Paternò è tornato sulla vicenda in questi giorni, raccontando la sua personale esperienza a La Vita in Diretta. Salvino Paternò, all’epoca dei fatti rivestiva il grado capitano, e per questa indagine venne trasferito con l’intero nucleo operativo ad altra sede. Non ha mai smesso di raccontare la sua verità, le tante ombre e lacune, convinto anch’egli che non sia stata mai fatta veramente giustizia.
Luca Orioli e Marirosa Andreotta, «i fidanzatini di Policoro», vennero trovati cadaveri nel bagno della casa della ragazza, a Policoro. Un incidente si disse subito, una disgrazia causata da elettrocuzione, o da folgorazione, o da intossicazione di monossido di carbonio. I genitori di Luca non credono a questa versione e – come ben racconta Carlo Vulpio del Corriere della Sera “il papà per cinque anni, tutti i giorni, va nella stazione dei carabinieri di Policoro, si siede e aspetta. Finché un giorno arriva il nuovo capitano, Salvino Paternò, e gli chiede chi è, cosa ci fa lì, cosa vuole e perché tutti i giorni aspetta immobile sulla stessa sedia in sala d’attesa. Un’attesa lunga, infinita, assurda, per una giustizia che non è arrivata mai e chissà se mai arriverà, tra depistaggi acclarati, false testimonianze e false perizie, clamorose manomissioni della scena del delitto e tutto quanto potesse servire a nascondere «un segreto terribile», che Marirosa svela a Luca e che costa la vita a entrambi. Ma la giustizia in questo caso non fa «il suo corso», non ne vuole sapere. Si riesumano i cadaveri, una nuova perizia afferma con forza che si tratta di evidente omicidio, del caso si discute anche in Parlamento, il ministro della Giustizia, Piero Fassino, nel 2000 parla di «insufficienza degli accertamenti espletati», e tuttavia non accade nulla. Il papà di Luca intanto muore e ad aspettare giustizia resta sua madre, Olimpia“.
Di anni ne sono passati quasi 28 e del caso si parla ancora con rabbia, con dolore. Quella terribile sensazione che non sia stata fatta giustizia, che accompagna tanti casi, basti citare per tutti quello della “nostra” Serena Mollicone, accompagna chi quella vicenda l’ha vissuta sia direttamente, come i familiari, che indirettamente, come gli investigatori. Uno fra tutti: il Col. Salvino Paternò.
Roberta Pugliesi
