LIVE TEXT – Università Tor Vergata Roma, Stirpe: “L’esperienza del Frosinone Calcio”

Alessandro Andrelli
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Il presidente del Frosinone Calcio, Maurizio Stirpe, è oggi a Roma, Facoltà di Economia dell’Università Tor Vergata, per raccontare: “L’esperienza Frosinone Calcio” all’interno del Master in Marketing Sportivo che si conclude proprio oggi nel Campus di Tor Vergata. Ecco le sue dichiarazioni.

“Il calcio è una cosa molto più seria di quanto possa sembrare. Molto spesso cosa c’è dietro una società di calcio non interessa. La mia storia con il Frosinone inizia moltissimi anni (1965) da una grande passione per questa città e questa squadra. Il calcio va vissuto come una grande staffetta, che si passa il testimone sempre con grande serietà. Se vogliamo che il calcio viva dobbiamo avere continuità dal punto di vista societario. Se ci si identifica solo nell’imprenditore del momento il calcio e la società poi muore e con essa tutti i traguardi conseguiti. Quando la mia famiglia si avvicinò al Frosinone Calcio io avevo 7 anni. Ho seguito tutte le generazioni di questa squadra. Poi mio padre decidemmo di investire in questa realtà societaria. Il nostro intento era quello di far parlare il nostro territorio attraverso lo sport. Allora eravamo in C2. Volevo seguire il calcio dal di dentro e per questo decisi anche di entrare nei vari Consigli Federali delle varie Leghe (dalla C2 fino alla serie A). Ho voluto capire quale potesse essere il mio contributo alla causa Frosinone Calcio. Il 2006 è stato un momento fondamentale, quello della promozione in serie B. Riuscimmo a fare qualcosa, nello specifico calcio, come lo avevamo sempre sognato. La nostra società, però, aveva un’ossatura molto gracile. Non avevamo uno stadio, non avevamo un centro sportivo. Gli sponsor, su tutti la Banca Popolare del Frusinate, ci sono stati sempre molto vicini. La differenza con il calcio europeo era comunque evidente. Nel 1965 il Comune di Frosinone aveva 16 campi di calcio, quando siamo entrati noi in società ne aveva appena 5. Purtroppo la sensazione che ho sempre avuto è che rispetto al passato, specie sulle infrastrutture stiamo andando indietro, invece, di migliorare. Nel 2008 la crisi economica e nel 2011 le difficoltà interne alla società ci hanno costretto a ridimensionare il nostro progetto. Arrivò la retrocessione dalla serie B, pur avendo speso molto e avendo cambiato a gennaio ben 11 giocatori. Dal 2011 al 2013 facemmo lo sforzo più grande evitando che il Frosinone Calcio fallisse. Riuscimmo a risanare il bilancio della società, nonostante le mille difficoltà e i debiti del passato. Dal punto di vista societario diedi l’incarico ad Ernesto Salvini, allora responsabile del settore giovanile. Sbagliammo sul ruolo di direttore sportivo. Poi lasciai decidere a lui la persona da inserire in quel ruolo è arrivo Marco Giannitti, che era cresciuto come dirigente nel settore giovanile del Parma. Poi andammo ad organizzare il resto della società. La misura del successo era direttamente proporzionale alle nostre possibilità. Poi è arrivata la scelta del tecnico, che si è formato internamente nel nostro settore giovanile dopo essere stato un ottimo calciatore (Roberto Stellone). Anno dopo anno siamo arrivati alla finale con il Perugia. Lì perdemmo e andammo ai playoff… Il resto è storia di questi ultimi anni. Il bilancio del Frosinone si aggira attorno ai 29 milioni di euro (diritti televisivi, pubblicità, vendita biglietti, gestione strutture, stipendi). Poi abbiamo dovuto dare come neo promossa in serie A ben 3 milioni di euro alla serie B, oltre al milione e mezzo che come neo promossa abbiamo versato nelle casse della Serie A. A questo dobbiamo aggiungere i contribuiti di mutualità della Lega Pro (oltre 700 mila euro). Con il denaro che resta completeremo il centro sportivo di Ferentino e se possibile completeremo il nuovo stadio di Frosinone. Se avessimo ragionato come altre società sportive avremmo investito tutto o quasi nel mercato e nei giocatori. Prima dobbiamo pensare alla solidità del club, poi con le risorse che il club riuscirà a creare valuteremo il resto. Dopo la promozione in A, abbiamo deciso di dar seguito al progetto calcistico che ci ha permesso di ottenere questo traguardo. Abbiamo commesso degli errori (2-3 grossolani!) ed è giusto ammetterlo. Lotteremo fino alla fine e soffriremo, ma lo faremo consapevoli di aver fatto la nostra scelta. L’obiettivo è quello di mantenere la categoria, ma il vero obiettivo è un altro, anzi sono tre: 1) progresso di internazionalizzazione grazie allo scouting internazionale, come molte squadre fanno (un esempio su tutti è l’Udinese); 2) utilizzo nuove tecnologie, ormai inevitabili nel calcio moderno e lo sviluppo del marketing che stiamo facendo soprattutto grazie al nuovo socio del Frosinone Calcio, Vittorio Ficchi ; 3) sviluppare i social network.  Questo credo che possa essere il “sistema Frosinone Calcio”. Alessandro Andrelli (in collaborazione con Danilo Ferraioli)
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