Assestamento di bilancio, i consiglieri comunali Gianfranco Barletta e Giovanni Pomponi lamentano alcune irregolarità. A loro dire la documentazione non solo non era visionabile nei termini del regolamento ma era incompleta della relazione del revisore dei conti.
Assestamento di bilancio, i consiglieri comunali Gianfranco Barletta e Giovanni Pomponi hanno segnalato l’ennesimo schiaffo alle norme che disciplinano le convocazioni del consiglio comunale, ed anche questa volta, in occasione dell’assestamento del bilancio per il 2015, la documentazione non solo non era visionabile nei termini del regolamento, ma era incompleta della relazione del revisore dei conti. “Questa ferita alle prerogative dei consiglieri comunali – dichiarano – si sta ripetendo sistematicamente in ogni occasione, ed a nulla sono valse le rimostranze, i documenti consegnati al segretario generale che dimostrano il progressivo svuotamento del ruolo dei consiglieri, tanto da rendere inutile la partecipazione ai consigli comunali o la formulazione di qualsivoglia proposta. Si rende necessario, però, entrare nel merito di alcune voci presenti nel bilancio allo scopo di informare i cittadini e renderli partecipi delle scelte che compie l’amministrazione comunale. Innanzitutto, mi preme sottolineare che nonostante le continue richieste da parte dei consiglieri Barletta e Pomponi, la maggioranza non ha inteso inserire nel bilancio il fondo di garanzia per restituire ai cittadini i soldi versati per l’IMU sui terreni ritenuti edificabili, ma che dopo l’approvazione del Piano Regolatore non lo sono più. Un’altra situazione anomala che dobbiamo segnalare è la presenza di una somma di circa 140.000 euro per il 2015, che sommata ad altre somme presenti in bilancio, porta a complessivi 320.000 euro di spese per liti, arbitraggi e consulenze per la tutela del Comune. Gli amministratori supinesi spendono per incarichi legali e consulenze varie una somma stratosferica della quale dovrebbero rendere conto ai cittadini di 320.000 euro, ossia, pari al costo di una opera pubblica”.
