Pubblichiamo una lettera che l’avvocato Maria Letizia Casale ha inviato alla nostra redazione: <Qualche anno fa, quando Pietro Vittorelli era ancora il DOM, andai a Parigi per qualche giorno; quella meravigliosa città ha una atmosfera che affascina ancor più dei monumenti, delle piazze, dei musei: ha il profumo dell’intelletto libero. Tutti coloro che almeno da trecento anni hanno avuto qualcosa di importante da dire, poeti, scrittori, artisti, filosofi, politici, sono passati da Parigi>.
<Tornai a Cassino – continua – nella prima mattina di un 21 marzo; alle 9,00 passando per il Corso, già si vedevano i nostri notabili , politici, amministratori, professionisti, imprenditori di ambo i sessi, in abiti sartoriali, gioielli importanti, capelli inanellati, borse firmate ( insomma, agghindati con la nota semplicità evangelica) che passeggiavano ostentando l’imminente salita al Monte, per i relativi pranzi degli ambasciatori, etc. e fieramente mettevano i Cassinati a conoscenza degli inviti ricevuti (spesso previa generosa offerta per i poveri e per l’Abbazia). Pensai ( e l’ho detto, visto che purtroppo non so stare zitta) che proprio questa era la differenza tra Parigi e Cassino: loro hanno fatto la rivoluzione e noi abbiamo ancora il Papa – Re ed i Vescovi -Conti. In questi giorni due fatti dolorosi mi hanno fatto ripensare a quel 21 marzo: la barbarie delle stragi di Parigi è stata comunque temperata dalla fierezza, dal coraggio, dall’orgoglio dei parigini. Il loro essere così solidali, la loro unità sotto il tricolore e nel canto della Marsigliese ci hanno dato la speranza che noi ce la faremo, che i nostri valori di libertà, di rispetto, di tolleranza, saranno più forti di chi vorrebbe annientarli. In questi stessi giorni, a Cassino, molti di coloro che si stringevano affannati intorno a Don Pietro (a me questo Dom non è mai andato giù) ora parimenti affannati si affrettano a dissociarsi, a criticarlo, a fingere stupore e disgusto per aspetti della vita di Pietro Vittorelli che forse conoscevano, ma che avevano interesse a tenere celati fin quando potevano fregiarsi della amicizia (e forse anche di qualche favore) da parte dell’Abate di Montecassino. Ma, si sa, di Alessandro Manzoni ne abbiamo avuto uno solo>. Maria Letizia Casale
