Non si arrendono le donne di Colleferro, che assieme al Comitato Residenti intendono proseguire la dura battaglia che le vede impegnate da tempo. Il loro intervento tramite la portavoce Inna Camilli.
“La situazione di criticità, di preoccupazione, di incertezzae di tensione sociale lamentata dagli abitanti di Colleferro e dei paesi della valle del Sacco dopo il trasferimento dei reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia, disposto con l’atto aziendale della Regione Lazio, dall’ospedale L. P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina, non ci consente di ammainare le vele! Negli anni il Consiglio comunale, il Sindaco e in questi ultimi mesi la cittadinanza, che si è mobilitata con un presidio permanente e organizzata in un Comitato ad hoc per la difesa dell’Ospedale, si sono sempre opposti a ridimensionamenti irrazionali, anche attraverso la votazione di atti deliberati all’unanimità, chiedendo alla Regione di poter riconsiderare tale decisione ed anzi garantire sempre migliori servizi. I nostri Sindaci (di 12 Comuni), che sono anche le massime autorità in materia sanitaria, sono doverosamente ricorsi al Capo dello Stato contro la decisione del Presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, Cabina di regia e Asl Rm G, ma non basta, come dimostra quanto accaduto in tutte le altre regioni! Vogliamo rafforzare la loro azione e dare un segnale forte contro il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale, partecipando anche noi Comitato residenti Colleferro, gruppo Consulta le donne e Cittadini alla difesa dell’Ospedale, proponendo ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: il contenzioso sarà definito in un unico grado, su parere del Consiglio di Stato, e deciso con decreto del Presidente della Repubblica. L’utenza di Colleferro e quella dei paesi vicini è stata privata di un servizio fondamentale, qual è pediatria e ginecologia, per ledonne e i bambini, perché l’Ospedale rappresenta l’assistenza di base nel percorso gravidanza-postparto e la chiusura dei reparti materno-infantile preoccupa sotto il profilo della sicurezza e della salute della madre e del bambino;cancella la storia e l’origine dell’Ospedale stesso e c’è anche il timore molto concreto di un progressivo ridimensionamento di altre strutture. Siamo elettrici, donne, cittadine, contribuenti e non capiamo perché dobbiamo essere noi a pagare sulla nostra pelle il prezzo della malasanità regionale e del suo risanamento! Invitiamo i cittadini interessati a partecipare e a sottoscrivere il ricorso, che scade il 19 settembre, mettendosi in contatto con noi tramite la mailcomitato.residenti@libero.it e consultaledonne@libero.it.
L’atto aziendale doveva essere ritirato o almeno sospeso (il rinvio primo promesso poi è stato clamorosamente smentito)e invece è mancato un reale confronto che avrebbe consentito di individuare i necessari correttivi. Tutti avremmo preferito una soluzione politica che rendesse note e trasparenti le motivazioni della scelta regionale riguardo ai reparti di ostetricia, neonatologia e in particolare di pediatria e ginecologia. Il loro trasferimento indebolisce tutta l’assistenza ospedaliera e mina la funzionalità stessa dell’Ospedale, non porterà alcun vantaggio per la salute pubblica, né risparmi. E in tanti ci siamo convinti che l’atto aziendale di fatto doveva favorire il riposizionamento territoriale del nosocomio di Palestrina.
Vogliamo dire al Presidente Zingaretti che siamo contrari al suo programma di riordino della rete ospedaliera perché la grave e peculiare situazione ambientale e sanitaria della valle richiederebbe che i servizi all’utenza venissero migliorati e rafforzati per continuare ad essere un’eccellenza in grado di fronteggiare le crescenti patologie legate al ben noto livello di inquinamento.
Non è accettabile una tale rinuncia (di fatto è un declassamento) per il nostro territorio: Colleferro insieme agli altri paesi rientra nel comprensorio della Valle del Sacco, ridenominata la valle dei veleni, per la gravissima situazione di inquinamento ambientale, sfociata il 19 maggio 2005 in stato di emergenza, che perdura tuttora, di proroga in proroga.
La nostra è una difesa del territorio e dei diritti alla salute delle donne, una battaglia di tutti per avere servizi efficienti.
Dopo la ferma protesta di Sindaci e del Comitato costituito proprio in difesa dell’Ospedale, il ricorso rimane l’unica concreta possibilità per tentare di preservarei livelli di assistenza attuali e didare un forte segnale per il futuro”.
Jackal
