Cassino – Operazione Giada, nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere

catcst
3 MIn Lettura

Nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per Gennaro De Angelis, Luigi Zonfrilli, Nicola Schiavone e Baldassarre Lipari. Ad emettere la seconda misura restrittiva, dopo che il tribunale per il Riesame aveva dichiarato l’incompatibilità territoriale del tribunale di Napoli, è stato il Gip di Roma, il dottor Caivano che ha nuovamente evidenziato come i quattro personaggi chiave dell’operazione ‘Giada’, messa a segno dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino lo scorso 30 luglio, abbiano commesso il reato di ‘riciclaggio’.

Un’altra tegola si abbatte quindi sulla strategia difensiva degli avvocati che hanno già preannunciato il ricorso al tribunale per il Riesame. De Angelis e Zonfrilli (quest’ultimo difeso dall’avvocato Emanuele Carbone) almeno per il momento restano in cella. Non solo. Il gip di Roma ha riconfermato anche il sequestro preventivo di tutti i beni. Una vera roccaforte da espugnare il castello accusatorio costruito tassello su tassello dagli investigatori delle Fiamme Gialle. Gli uomini del colonnello Roberto Piccinini, comandante provinciale e del gdf_cassinotenente colonnello Massimiliano Fortino, comandante del Gruppo di Cassino, sarebbero riusciti a dimostrare che Luigi Zonfrilli, 45enne pontecorvese, titolare di una rivendita di vetture, ‘Gigino’ per gli amici, avrebbe avuto un solo, unico, compito: riciclare danaro proveniente dagli affari illeciti di Nicola Schiavone e del clan dei Casalesi. Lo stesso capo di imputazione che ha portato il giudice del Riesame a confermare la detenzione nel penitenziario di Cassino anche per Gennaro De Angelis. L’operazione ‘Giada’ lo scorso 30 luglio ho visto finire in manette oltre che i due rivenditori di vetture del Cassinate anche Nicola Schiavone e Baldassarre Licari, entrambi già detenuti per altri reati e ritenuti elementi di spicco del gruppo casalese.

Nell’inchiesta sono finite anche altre 14 persone, denunciate a piede libero ed accusate di riciclaggio. Tra gli indagati anche la titolare di un noto atelier di moda con sede a Pontecorvo e piazza di Spagna. L’operazione ‘Giada’ prende il nome proprio da questa imprenditrice che, come riferiscono ben cinque ex camorristi ed oggi collaboratori di giustizia, avrebbe consentito al clan l’utilizzo della sua prestigiosa ed insospettabile attività per riciclare danaro di provenienza illecita. La Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino sarebbe riuscita, con questa delicata indagine, a ricostruire otto anni di vicende e incontri tra boss della camorra e personaggi residenti nel basso frusinate.

Nell’ordinanza di oltre 250 pagine viene ricostruita l’attività illecita che ognuno degli indagati avrebbe messo in atto creando così un danno infinito all’economia sana di una provincia sempre più in difficoltà. Se da un lato il Gip di Roma ha confermato quanto accertato fino a questo momento, dall’altro la Guardia di Finanza non ha chiuso le verifiche. Il vaso di Pandora docet.

Angela Nicoletti

TAGGED:
Condividi questo articolo
Nessun commento